Storia della Repubblica di Genova di Carlo Varese
libro terzo. 243
reduce da Terra Santa, qualche galea della Repub- 1204 blica : facesse la massa, ne pigliasse il comando, Cercasse Siracusa, la conquistasse a Genova, e se la tenesse in feudo. Cosi diceva allora la Repubblica a* suoi condottieri : non dubitavasi mai di nulla : andassero, s' ingegnassero ; usassero 1' opportunità, costringessero la fortuna, soprattutto vincessero, e dei frutti della vittoria, parte dessero allo stato, e parte, la migliore, si godessero e partissero col soldato. Queste fiducie, e più queste generosità partorivano importantissimi effetti, non tutti per verità favorevoli, ma i più: non si esauriva lo stato per spese di armamenti costosi; se non ricavavasi gran prò dei tentativi, non perdeasi mai, o quasi mai, o ben poco : nutrivasi nei cittadini 1' orgoglio sì col riconoscergli necessarii, sì coli' impinguargli, e sì coli' impegnare il loro amor proprio a vincere. Ma da questo orgoglio, da questo impinguarsi, da questo sentirsi ferme in mano le armi, nasceario poi le ambizioni e le discordie: se-nonchè queste discordie e queste ambizioni stesse, bilicandosi tutte, mantenevano un tal quale equilibrio che dovea durar più secoli.
L' Alamanno Costa non poneva dunque tempo in mezzo : levava 1' ancore da Genova coli' unica sua nave, e scontravasi presso che ai primi passi in una dei Pisani che lo aspettava al varco : era la Leoparda la quale avea di sopraccollo cinquecento combattenti, desiderosi di sperimentare se il Costa fosse veramente queir uomo di mare che la fama
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