Storia di Milano di Pietro Verri
CAPO QUINTO l43
bene però Ildebrando non venisse ad eseguire l'impresa , egli interamente la diresse. come ca ne fanno fede le lettere di San Pier Damiano a lui indirizzate su di questa negoziazione. Non si potevano trascegliere due legati più opportuni per ottenere F intento. Il primo cospicuo nostro cittadino appoggiato a' parenti ed a clientele; l'altro eloquente, dotto e cV una pietà celebratissima. Non perciò fu la cosa senza qualche difficoltà, e questa la ritroviamo in una delle lettere scritte da San Pier Damiano al cardinal Ildebrando; Fa-ctione clericoram reperite in populo murmur exo* ritur, Non debere Àmbrosianam Ecclesiam ito-manis legibus subjacere, millumque judicandi, vel disponendi jus Romano Pontifici in Illa seda competere. Nimis indignimi, inquilini, ut quae sub progenitoribus nostris semper fuic libera3 ad nostrae confusionis opprobriurri : lime alteri 9 quod absity Ecclesiae sit subjecta (i); così scriveva il vescovo d'Ostia. Questa fazione naturalmente sarà nata perchè il partito medesimo della plebe secondava le mire di Roma sin tanto che queste la conducevano alla depressione de' nobili. che erano stati incauti a segno di opprimerla; ma uu impegno nazionale poi la rendeva ritrosa nel secondarle, per assoggettare la Chiesa propria alla giurisdizione della Romana. Il vescovo d'Ostia avendo cercato nelle funzioni solenni di precedere al nostro Metropolitano, il popolo se ne sdegnò. Cominciarono a vedersi dei torbidi} quindi i legati cautamente temperarono la pompa , e si posero a sbrigare sollecitamente gli affari. Imposero varie penitenze ad alcuni, differirono a giudicare di altri in migliore occasione;
(i) Il conte Giulini, tomo IV, pag. 34«
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Storia di Milano
Tomo Primo
di Pietro Verri
Società Tipogr. de' Classici Italiani 1824
pagine 585 |
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Pagina (161/609)
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