IO
Capitolo secondo
Francesco Domenico Guerrazzi non si tenne più, e:
— Povero Conte ! interruppe. Se bastasse non sapere l'italiano per non appartenere all'Italia, dove sarebbe oggi mai il Conte di Cavour?
Codesta insufficiente conoscenza del nostro idioma nel Conte Benso di Cavour, era siffattamente nota, da offrire buona esca a satire mordaci ed esagerate e ad invettive mordaci immeritate nei giornali di opposizione.
La sua politica era considerata rovinosa dagli avversari, i quali stampavano:
« Se incontrate Cavour andando a spasso « Guardate come è tondo e grosso e grasso ; « Ma tal grassezza è tutta a nostre spese, « Più desso è tondo e più smunto è il paese.
E della sua oratoria si diceva :
« Il di lui stile, unico nel paese, « È tra l'italo, il franco e il piemontese « Onde a ragion da molti si sostiene « Che a tre letterature esso appartiene.
Fortunatamente per l'Italia il Cavour appartenne solo alla letteratura italiana, la quale dedicò molti de' suoi volumi allo esame e allo studio della vita e dell'opera del Conte di Cavour, spese, l'una e l'altra, per l'unità italiana, sebbene nel Parlamento subalpino egli, il Conte di Cavour, suscitasse l'ilarità, esclamando :
— Le mie parole, Signori, non sono nè abile, nè eloquente; ma io posso giurarvi che in tutte le occasioni voi le udrete elevarsi in questo recinto per difendere le nostre libere istitusiojii....
E, grazie a Dio, furono udite anche altrove e____
molto ascoltate.