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Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   affinchè sempre purgato si mantenga il nostro sacro idioma, è pure ufficio non meno sacro quello di ricevere nella lingua tutte le nuove forme di dire, quando non rappresentino veri e propri barbarismi, i quali, sotto l'orpello del nuovo, attentino alla vita di corrispettive espressioni nazionali, accettate e consacrate dall'uso.
   Il purismo grammaticale assoluto, intransigente è da riguardarsi come una setta pericolosa e nociva ai progressi delle lettere.
   Le molteplici scioccherie che nel parlare o nello ascoltare si commettono, a torto sono attribuite quasi sempre alla distrazione di chi le commette. Sovente esse sono la conseguenza di una deplorevole consuetudine, invalsa pure tra le persone colte, di ripetere a vanvera, senza pensiero, modi di dire o frasi fatte e convenzionali, ammannitici dall'uso del favellare volgare. Sicché, non è raro in taluni di smarrire la misura del ragionare, o di perdere addirittura il significato di quanto dicono.
   Se osserverete l'incontro di due amici, nove volte su dieci assisterete ad un dialogo di questa fatta :
   — Oh, guarda chi si vede!
   — Come va?
   — Anch' io. E te.
   — Grazie.
   Magari i due amici si saranno abbracciati teneramente; ma nè l'uno nè l'altro avranno risposto alla domanda, che reciprocamente s'erano rivolti sulle condizioni della loro salute.
   *