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Come devo parlare in pubblico?
Esempi di discorsi per le varie occasioni della vita
Jacopo Gelli
Ulrico Hoepli Milano, 1912, pagine 464

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IO Capitolo secondo
   spinge il sesso gentile fuori dalle mura domestiche, sarebbe errore ; è la moda, che nel caso concreto diventa ancella ed ausiliare utile della scienza e dell'arte.
   Alla conferenza si possono portare i cappelli giganteschi, che un provvido regolamento vieta di tenerli in teatro. Ed alla confereuza nessuno protesta, anche perchè codesti copricapo risparmiano, a chi è seduto nelle file successive, di vedere il conferenziere. Ed il vantaggio non è piccolo, quando l'oratore non è bello, nè giovane ; o quando il suo dire monotono o stentato concilia il sonno.
   E poi, quei cappelli variopinti fanno udire le cose più truci e più melanconiche a traverso un velo roseo o azzurro, che ne modifica l'impressione sui nervi e sull'animo degli ascoltatori.
   La mania della conferenza trae l'origine, come tante altre tendenze moderne, dal desiderio dominante di uscire di casa ; dal desiderio della folla.
   Nei grandi centri, chi lo può, passa la vita fuori di casa, e non vi rientra che per condurvi un codazzo di conoscenze, perchè dalla casa caccino la noia della solitudine. Si pensa: la vita è breve; i triboli della esistenza sono molti, ergo? divertiamoci ! E si crede perciò di vivere di più e meglio, fuggendo sè stessi e agitando l'organismo co' più strani mezzi di... oblio, magari con una conferenza !
   E perchè l'agitazione si confonde con l'azione, nove decimi di chi frequenta le conferenze ha visto e udito molto, ma pure ha tutto dimenticato. Per la maggior perte di questa gente il vivere è un cinematografo: abbaglia per un istante e suscita impressioni che in un attimo rientrano nel buio del nulla.
   Questo, o signori conferenzieri, il pubblico che accorre ad applaudirvi, ma non ad ascoltarvi; perchè la