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La Castellana

Anton Giulio Barrili
Editori Treves Milano| 1927| pagine 350

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   - 327 —
   — Animo| ora; — ripigliò mastro Gaione. — Andate a desinare.
   — Non ho fame; rispose Doro.
   — Allora| tanto meglio; più tardi si cenerà insieme. E andiamo al castello. Io ci ritorno volentieri: voi dovete fare una visita.
   — Ah| non ora.... non ora.... — disse Doro| riluttante.
   — Che cosa sono queste smorfie? Cosi trattate le brune? Badate| amico; le signore vi aspettavano| quest'oggi. Avevano saputo della partenza di quell' altro| indovinandone la ragione. Per veder voi in giornata| la signorina Margherita era rimasta in casa| facendo rinunziar la contessa alla sua passeggiata. Perchè non siete andato?
   — Non osavo.
   — Osate| osate sempre| giovinotto. Io ho osato. Sarei qui a dire il paternostro della bertuccia| so non avessi osato. E invece me la rido. Padrone del castello! che si fa celia? e sposo felice di quella gran diavola bionda! 'Siete un brav' uomo „ mi diceva| con la sua vocina di rosignuolo ' siete un brav'uomo| signor Gaione| e bontà vale bellezza. E poi| non siete mica brutto : con due mesi di cura per dimagrare| mi restate anzi un bell'uomo. Ma vi voglio coi baffi; gli uomini senza baffi non li posso patire; mi paion chierici. A proposito| lascerete subito la