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che, avendo voluto rubare il fuoco a Giove, fu incatenato alla rupe del Caucaso dove un avoltoio gli lacerava il cuore (rimorso), e ne fu liberato da Ercole. Tale è ancora il mito di Pandòra, data in isposa da Giove ad Epimèteo, la quale, vinta da curiosità, aperse il vaso da cui si sparsero tutti i mali sulla terra, e in cui rimase solo, ultima dea, la speranza.
Obbiezioni. — Il racconto della caduta di Adamo dà luogo a parecchie obbiezioni.
1° II racconto è puerile. Dio geloso di un pomo! La rovina dell'umanità per un peccato di gola! — Rispondiamo ricordando le parole del serpente: «Sarete come Dio! » (Gen. 3, 5). Fu un peccato di superbia, fu disubbidienza, ribellione, infedeltà, folle desiderio di uguagliarsi a Dio. S. Agostino lo chiamava perciò « peccato ineffabilmente grande » (1). Precetto puerile? e perchè? Poteva Dio comandare virtù civili e sociali quando non c'era ancora la società?
2° È ingiusto che noi siamo castigati per una colpa altrui. — Distinguiamo tra colpa e colpa. I figli subiscono le conseguenze della colpa del padre quando egli, cedendo alla passione del gioco, sperpera il patrimonio. Perchè? Perchè il padre è il capo della famiglia, e il figlio è padrone del patrimonio solo in quanto il padre glie lo conserva e glie lo trasmette. Adamo non era solo una persona privata: egli era stato costituito capo dell'umanità in ordine alla conservazione ed alla perdita della grazia. A lui Dio aveva conferito non solo i doni che costituiscono la natura umana, ma anche altri doni non dovuti alla natura, e quindi soprannaturali, che egli doveva conservare e trasmettere. Peccando, come persona macchiò sè e meritò un castigo personale; come nostro capo morale fece perdere a noi i doni soprannaturali che ci doveva trasmettere.
Ma non ha fatto un torto a noi Dio, privandoci di questi beni1 — Rispondiamo: no, perchè sono doni che non ci erano dovuti. Dio li aveva dati a Adamo per pura benevolenza e a patto che gli fosse fedele. Se non gli fossero stati dati, non li avremmo avuti egualmente.
Tutto ciò che abbiamo, strettamente parlando, non ci è dovuto, perchè Dio non ci deve nulla. Ma i beni che Adamo perdette sono indebiti
(1) • Or, figliuol mio, non il gustar del legno
Fu per sè la cagion di tanto esilio, Ma solamente il trapassar del segno «.
Dante, Par., XXVI, 115.
3 — Bonatto, La Religione. - i,