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La Religione esposta in lezioni pratiche per le scuole
Volume I - La Fede
Can. Giulio Bonatto
Casa Editrice Marietti, 1932, pagine 160

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   — 35 —
   rore è in ciò che si considera la vita come un fine, e poiché essa non risponde alle speranze e offre delusioni, si maledice la vita. La vera vita è fuori del mondo. La vita presente è solo un mezzo per conquistarla. Di qui appare il pregio del dolore, che serve a espiare i nostri peccati, se siamo colpevoli, e ci associa, se innocenti, alle espiazioni di Gesù per la redenzione del mondo. Il dolore ci purifica, ci santifica, ci distacca dalla terra, ci arricchisce per la vita futura. Perciò i Santi in terra hanno amato il dolore. In Cielo essi ne ringraziano Dio. Gesù ha detto : « Beati quelli che piangono, perchè saranno consolati » (Mt. 5, 5).
   Lasciamo il pessimismo agli increduli che non conoscono il valore della vita e le realtà eterne che ci aspettano; o ai protestanti che dissero intrinsecamente corrotto l'uomo e perduta la libertà pel peccato originale; o ai giansenisti che hanno smarrita l'idea della bontà di Dio. Noi adoriamo colla Chiesa nella caduta dell'uomo un mistero di giustizia e insieme di misericordia. Dinanzi a Gesù nato, morto, presente nell'Eucaristia per noi, diciamo: «Noi abbiamo creduto all'amore!» (I Giov. 4, 16).
   Applicazioni pratiche. — Il filosofo Seneca, movendo dalla dignità naturale dell'uomo per ragione della sua anima ragionevole, esclamava: « Io sono più grande, e nato a cose più grandi che a rendermi schiavo dei miei sensi » (Epist. 65).
   Considerata sotto l'aspetto soprannaturale, la dignità dell'anima è ben più grande. È il capolavoro di Dio.
   Dio, creando, ha ordinato ogni cosa a servizio dell'anima. Ha creato il mondo perchè fosse il palazzo dell'anima, ha creato il corpo dell'uomo come un tabernacolo per l'anima. Gesù ha dato il suo sangue come prezzo per l'anima, ha istituito l'Eucaristia come cibo per l'anima: ha promesso il Paradiso come premio per l'anima. Tutto è per l'anima, e l'anima è per Dio.
   È gravissimo errore curarsi di tutto più che dell'anima: è funesta illusione vivere solo per la vita presente. Perciò Gesù ammoniva: » Cile giova all'uomo se anche guadagnasse tutto il mondo, ma riportasse danno all'anima? » (Mt. 16, 25). Si possono riparare quaggiù tutti gli altri danni, ma perduta l'anima, tutto è perduto. Onde S. Nilo all'imperatore di Germania Ottone III che lo visitava nella sua solitudine e si offriva a ìui per qualunque favore, chiedeva questo soltanto: « O re, salva la tua anima! ».
   È gran cosa l'anima, che fu redenta dal sangue di Gesù Cristo (S. Bernardo, in lib. De anima, c. 3). Gesù stesso si mosse per trarla a salvezza. È l'anima la preziosa moneta evangelica (Le. 15, 8) per cui Gesù, non pago dei nove cori degli Angeli, si mosse dal Cielo, andò cercando nelle pianure della Paléstina, accese la fiaccola del)»