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ebreo delle sue infedeltà, e dell'impero persiano per ricondurlo dalla schiavitù di Babilonia nella sua patria, nella quale doveva nascere il Salvatore, e dell'impero di Alessandro pe' diffondere la lingua greca che doveva essere la lingua delle Scritture e servire alla diffusione dei libri sacri (traduzione dei Settanta) e della idea religiosa giudeo-cristiana, la Provvidenza aveva suscitato un quarto grande impero, quello di Roma, per riunire tutti i popoli sotto una sola legge e creare le grandi linee di comunicazione onde fu facilitata la propagazione del Vangelo.
L'aspettazione del Salvatore, tenuta desta dai Profeti, era uscita dai limiti della Giudea, ed era divenuta universale nell'epoca in cui nacque Gesù. Ne sono testimoni, tra gli altri, a Boma Virgilio, Egl. IV; Sve-tonio, in Vesp. 4; Tacito, hist. V, 13; in Grecia Eschilo, Promet.; Platone, Ped. II, 5 e Alcib. II; Plutarco, de Is. et Osir., ecc. Più era viva l'aspettazione presso il popolo ebreo. Ogni uomo straordinario pareva il Messia. « Siete voi il Messia o dobbiamo aspettarne un altro? » (Mt. 11, 3) domandava il Sinedrio a Giovanni Battista. Anche la Samaritana disse: «So che il Messia viene» (Giov. 4, 25).
La Madre. — Giunto il tempo di mandare il Salvatore, Dio preparò la Madre. Le diede i suoi tesori. Quali sono i tesori di Dio? Le ricchezze? Gli onori? I piaceri? C'è una cosa che Dio apprezza sopra tutte: la grazia. C'è una cosa che Egli odia: il peccato. Dio preservò Maria dal peccato originale (Immacolata Concezione) e da ogni peccato. La rese fin dal primo momento piena di grazia. Così la Vergine cominciò dove i Santi finiscono. E accrebbe di continuo colla sua cooperazione il suo tesoro. Fu davvero « Domus aurea », casa d'oro, per il Salvatore che doveva nascere da Lei.
Giunta la pienezza dei tempi, Dio mandò a Maria l'Angelo ad annunciarle l'Incarnazione (Le. 1, 26). La Vergine disse il suo fiat: mistero profondo che la Chiesa fa adorare in ginocchio. Il Figlio di Dio, avendo in cielo un Padre, in terra non doveva avere che una Madre. Onde il Simbolo Apostolico : « Fu concepito di Spirito Santo ».
L'INCARNAZIONE
Ragione e necessità dell'Incarnazione. — La ragione dell'incarnazione è l'amore.
Amare è voler bene. Dio non può volere il bene delle creature se non comunicando se stesso e i suoi doni, perchè è Egli stesso la pienezza d'ogni bene. L' amore è dono di sè, è unione. Dio si donò, si unì all'Umanità nel modo più compiuto e perfetto con l'incarnazione. Volle espiare con i suoi dolori i piaceri colpevoli dell'umanità. Gli abbisognava perciò un corpo ed un'anima capace di soffrire.