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Storia della Letteratura Romana

Cesare Tamagni
Francesco Vallardi Milano, 1874, pagine 590

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a cura di Federico Adamoli

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   540 LIBRO li. — PARTE SECONDA. RACCONTO. I PROSATORI.
   parola, e improvvisando poesie in vari metri, ma suscitava anche scandalo coi suoi vizi, tra i quah era anche quello della pederastia, e coi suoi modi violenti, de'quali è prova bastante questa, che osasse dar del porco a Yarrone. UArs però, che Giovanni Gioviano Fontano pubblicò sotto il nome di lui, ò una meschinità affatto indegna di lui, e certo da ascriversi a qualche povero grammatico di tempi posteriori.
   (1) Gellio N. A. I, 21, 2; VII, C, 2 àegg.) X. 16, 1 e 11 c 14 o 18; XVI, G, 14. Cfr. Maurob. VI, 9, 7.
   (2) Caris. I, p. 134 ed. Keil.
   (3) Svet. Gramm. 20.
   (4) Macrob. I, 4; cfr. 10, 9, e 16. 28.
   (5) Virgilio nel medio evo, Livorno, Vigo, 1872, voi. I, pag. 38-39.
   § 118. M. Valerio Probo, ed altri.
   All'epoca di Nerone e de'successori suoi fino a Domiziano appartiene il dotto e celebrato grammatico M. Valerio Probo, nativo di Berito in Siria. Aveva aspirato per un pezzo alla carica di centurione, ma se n'era poi noiato e s'era dato agli studi. Già in provincia aveva trovat,/ presso un maestro di lMgua alcuni testi latini antichi, e gli aveva gustali, cosicché, quando si mise di proposito agli studi, ricercò quelli e molti altri consimili testi, e si consacrò a postillarli, spendendo in ciò tutta la sua attività letteraria. Non tenne una scuola propriamente detta: era assai se conversava talvolta con tre o quattro conoscenti, e tra il conversare prendeva a leggere qualcun de' classici a' quali era dedito. Se fondò scuola dunque, fu nel senso che esercitò influenza molta co' suoi scritti, e colle conversazioni famigliari.
   E gli scritti suoi consistevano, come s' ò detto, princioalmente nella revisione critica dei testi classici, al qual uopo egli adottava segr convenzionali su per giù come quelli che Aristarco fu uso apporre al testo omerico ; e i tesò! che commentò furono Virgilio, Orazio e Lucrezio e Persio. Oltre a ciò, fece larghi studi nell'antico latino; ed in parte egli stesso espose colali suoi studi in forma di lettere, ed in parte li lasciò, e dopo la sua morte furono sfruttati da altri: « reliquit non me-diocrem silvani observationum sermonis antiqui, » dice Svetonio (1). Pubblicò anche, a detta dello stesso Svetonio, pochi e magri lavori sopra minute quesfioncelle.
   Non v'è, si può dire, nome più citato del suo presso i grammatici poster >ri; sennonché, un po' forse per negligenza di questi, un po' per la man ara tutta particolare in cui Probo esercitò l'attività sua, non si trova assieme al nome quas.^ mai citati titoli di opere. Pur si trova qualche accenno a opere sue, in Gellio; il quale in un luogo (2) cita un'epistola di Probo ad Marcellum, ove Probo sosteneva, appoggiandosi anche all'autorità di Plauto e di Ennio, doversi dire Ilannibàlem, Ilasdru-bàlem-, ed in altro luogo (3) ne cita dei libri commentationum. Inoltre Carisio (4) ne cita un De in acquali lai e consuetudìnis (giacché par che Probo fosse uno de'grammatici che sosteneano il principio dominante della lingua esser l'anomala), che forse è uno di quei libri Commentationum di cui tocca Gellio. Anche Serv o ne (5) c*ta un libretto de temporum connexione, che anch'esso forse era della stessa oririne.
   Esiste ancora in parecchi manoscritti, e ha avuto parecchie edizioni (6), un « ber-colo, che in fine è tronco ed è in generale accorciato, circa le abbreviazion li uso giuridico, de notìsjuris o poco diversamente intitolato. Tranne le interpolazioni, che però non si hanno ne'migliori manoscritti, nulla v'è in questo libercolo che oltrepassi l'epoca di Probo a cui è ascritto, epperò dovrà essere stata una parte di un' opera più complessa di esso Probo circa le sigle abbreviative, Ad ogn modo, n questo libercolo del quale discorriamo le sigle sono disposte sistematicamente secondo un ordine per materia, mentre nelle raccolte posteriori son disposte alfabeticamente (7).
   Sotto il nome di Probo si ha un libro intitolato Calliolica, breve trattazione del nome e del verbo, la quale trovasi posta come secondo libro dell'opera del grani-