CAPITOLO IX. — I GRAMMATICI.
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matico Sacerdote, onde più sotto sì parlerà, ed al quale parecchi eruditi addirittura l'attribuiscono Fu pure data come cosa di Probo una dozzinale trattazione dell'intera grammatica, che, trovata in un codice vaticano, fu nota sotto la denominazione di Ars Vaticana* e ripubblicata poi anche da altri codici col titolo di Probi... ars minor, o come Instituta artinnì(8), Fanno seguito ad essa una Appendice, e degli Excerpta de nomine, che le si trovano umt il qualche manoscritto; e un de ul-tirris Mjllabis Wiev ad Caclesiinum, che per congettura il Parrasio, stato il primo a pubblicarlo, ascrisse a Probo. Ora, quel che nei manoscritti è dato come di Probo, è valutato diversamente dagli eruditi ; giacché alcuni ritengono che quel che porta il nome di Probo pure in un qualche modo da Probo derivi, per essersi delle dottrine e degli scritti suoi, vari e sparsi, fatta una sditesi posteriore più o men completa, mentre altri ricorrono a quella spiegazione, sempre un po'sospetta, a nostro credere, appunto perchè troppo facile, cioè di supporre un'omon mia, e ammettono che nel quarto secolo vi fosse un'altro grammatico nominato Valerio Probo, al quale sia da ascrivere ciò che al dotto grammatico di Berito non può riferirsi (0).
Assieme a Probo e a Papiriano è dai poste. iori grammatici citato anche Niso, commentatore di Virgilio, e secondo Macrobio (10), autore di Commenta,rii Fasto-rum. E libri pure Fastorum, e De Penotibus, e De Diis animaWms, a De oraculo Apollinis Clarii, si trovan citati di un Cornelio Labeone, da tenersi ben distinto dal celebrato giureconsulto Antistio.
Ai tempi di Adriano è da scrivere Terenzio Scàuro, che commentò Virgilio, e dedicò forse anche ad Ora.o, e più probabilmente anche a Plauto, le sue cure. Si trova di lui citata, presso i grammatici posteriori, un' Ars grammatica, e un' Ars poetica. O^a non s'ha sotto il suo nome che un libercolo De or tiio g rapii la, il quale però ben difficilmente potrà tenersi opera dell'illustre grammatico. Vivamente avversato da Scauro fu Cescllio Vindice, del quale Gellio c ta non senza lode i Commentarli lectionum antiquarum; Carisio ne cita un'opera grammaticale disposta alfabeticamente; come Prisciano ne rammenta uno Stromateus; e si ritiene che sien tut-t'uno con l'opera citata da Gellio. Questi istesso dice esservi stato a memoria sua un Elio Melisso, autore di un De loquendi proprietate e di altri scritti, e più arrogante che valente Nell'età degli Antonini cade C. Sulpicio Apollinare, di Cartagine, maestro dell'imperatore Pertinace, e di Aulo Gelilo, che lo nomina con la designazione di dottissimo fra i suoi contemporanei. Trattò pure di grammatica epistolarmente, perchè si trovan di luì citate Quwstiones epistoliccu. A lui pure sono attribuiti gli argomenti in dodici senarì, che precedono le singole commedie di Terenzio; e pure a lui si fanno risalire altri consimili argomenti ai libri dell'Eneide, se non anche alle commed 3 plautine. Cloazio Vero scrisse circa le parole latine tratte dal greco, esponendo deiivaz'jA parte sagaci e parte frivole, a detta di Gellio. Velia Longo è pur da lui rammentato, come commentatore dell'Eneide, e come autore d'uno scritto De usu antiquce lectionis. Abbiamo ancora sotto il suo nome un libercolo De ortiiographia (11).
(1) Svet. Gramm. 21.
(2) IV, 7, 1 segg.
(3) XV, 30, 5.
(4) II, p. 212 ediz Keil.
(5) Serv. ad Aen. VII, 421.
(6) La migliore ò quella di Mommsen nei Gramm. latini del Keil, voi. IV, p. 271-276.
(7) Vedi Momm. Ibid., IV, p. 277-330
<>8) Vedi Mai, Auct. class. V, p. (ó3 segg; Endlicìier, Analeda Vindob. 1 p. 227 segg.; Keil, p. 47-192, e cfr. p XVIII.
(9) Intanto sopra Valerio Probo ed il suo probleiratico omonimo va notato lo scritto di Stenp, de Probis grammaticis (Jena 1871; 206 pagg.).
(10) Sat. I, 12, 30.
(11) Fu, edito la prima volta a Roma, per Francesco Orsino, 1587,