capitolo ix. — i grammatici.
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c) Scritti vari
Fra i noa pochi scritti che considerano l'opera di Gellio da diversi punti di vista noi crediamo dover particolarmente menzionare la dissertazione di Kretzschmer, De auctorìbus Gellii grammaticis, Greifswald 1860. 108 pp.
§ 120. Nomo Marcano e Pompeo Fcsto.
Ignota è l'età in cui visse Nonio Marcello. I codici appongono al nome suo la designazione di Peripateticus Tuburlicensis (donde è venuto il preteso Tibu-riensis che si ha nelle prime ed ioni), e cotesto aggettivo locale è dal Gerlach ricondotto a Tubursicca o Tubursiccum, nome portato da due città romane in Africa ; una delle quali posta propi iamente in Numidia, ed è quella elle esso Gerlach crede patria di Nonio. Da ciò si scorge come questi non sia da far tutt' uno con quel « grammaticus pertenuis meriti Marcellus » che Ausonio (1) dice nativo di Narbona. Gli scrittori più recenti eh' egli rammenti sono Apuleio e Settimio Sereno. Saccheggia bene spesso l'opera di Gel.'o, benché neanche una volta lo nomini. Alla sua volta è Nonio adoprato da Prisciano; che però non di rado lo cita. Da quel che può apparire dall'opera in sè, tenuto conto della lingua di essa e degli autori che vi son citati, par che la si debba far rimontare al terzo secolo.
Ad ogni modo, il suo titolo è De compendiosa doctrina, per litteras (ad filium)\ ed è una specie di vocabolario, il quale se non è tutto alfabeticamente disposto, come il titolo darebbe a credere, lo è però in tre dei suoi diciannove capitoli ; il che, stante la lunghezza singolare di quei tre capitoli, è come dire nella sua maggior parte: I tre a cu s accenna sono il capitolo secondo, il terzo ed il quarto. Il capitolo primo tratta De proprietate sermonum, e gli è per questo che in alcune edizioni cotesto si trova dato per titolo a tutta 1' opera di Nonio.
Lo scopo che l'autore si propose fu di ostare alla sempre crescente decadenza delle lettere con 1 presentare e dichiarare le parole, le maniere e le forme sancite dai classici dei buoni tempi, o addirittura, come allora piaceano, arcaiche, sicché spesso per dare esempi di tali parole e maniere e forme adduce tratti di scrittori ove esse occorrono. Per tutto ciò Nonio ci riesce prezioso, nonostante che la sua erudizione sia di seconda mano, attinta com'è ad opere piuttosto seriori, quali i Commenti ai classici, i Dizionari, le Grammatiche, e sfoggiata poco lealmente, guardandosi egli sempre dal citare le sue fonti, e nonostante pure che di esse fonti egli faccia un uso così grossolano, da attirarsi da parte di molti eruditi moderni l'epiteto di fatuo e di leggeris; mo e stoltissimo fra i grammatici d'ogni tempo. Gli si è perfino rimproverato di pigliare Marco Tullio e Cicerone per due autori diversi,
Nella compiiamone di Nonio s'intreccia in modo poco felice la parte grammaticale con la lessicale. I primi s« capitoli, meno il terzo, sono illustrazioni di parole, di sinonimi e sin li ; il terzo poi e gli altri dal settimo a tutto il duodecimo sono grammaticali, poiché trattano di anomalie, di declinazioni e coniugazione, del mutar di genere di alcuni nomi, delle insolite forme d'avverbi e via via; e finalmente i capitoli restant scarsi e monchi come sono, danno una specie di nomenclatura, come oggi la i i dice, raggruppando i vocabo'.1 concerneat certi speciali ordini di cose, quali, per esempio, le parole e le espressioni relative a cose navali, o alle armi, e via uicendo.
L'opera De verborum significatione di Verrio Fiacco, della quale s'è più sopra fatto cenno, non ci è giunta, se non n U'estratto che ne fece un Sesto Pompeo Festo; di età ignota, giacché di posn ;o si sa solo questo, che egli è posteriore a Marziale, che cita, ed è anteriore a Carisio e Macrobio, dai quali è citato. Festo si propose di spogliare l'opera di Verrio, e, lasciando da parte tutte le parole viete e inusi tate registrate da Fiacco, per raccoglierle in altra opera apposita intitolata Tamagni e d'Ovidio. Letteratura Romana, 70