540 libro li. — parte seconda. racconto. i prosatori.
prtscorum verborum cum exemplis, la quale è andata per noi assoiutamente perduta, restringere in pochi libri tutte le altre parole illustrate da esso Fiacco. Ma, per fortuna, nell'attuare il proposito suo Festo non è stato troppo conseguente, cosicché di parecchie delle parole Mete, ma appunto perciò più ghiotte, trovasi menzione presso di lui. Qualche aggiunta fece Festo all'opera che compilava, traendone specialmente da altri sentii di Fiacco. Il suo estratto Festo lo divise in venti libri, senza brigarsi di far. coincidere il principio di un nuovo libro col passaggio da una categoria di parole comincianti per una data lettera a una di parole comin-cianti per altra lettera, bensì badando piuttosto a fare tutti i libri di lunghezza presso a poco eguale.
Come Verrio Fiacco fu, per così dire, corroso dalla parassitica diffusione del suo epitomatore, cosi alla vita dell'epitome composta da Festo fece grandi minacce il prosperare di una epitome di essa epitome, che nei secolo ottavo ne fece, dedicandola a Carlo Magno, un Paolo, che alcuni critici raccomandano di non 'confondere col Paolo Diacono, storico de' Longobardi, col quaie invece altri lo confondono E un compendio pedissequo, meschino, quello di Paolo, e degno all'in tutto di quell'epoca cosi ignorante e gretta, che non poteva fare a meno di cercare la coltura e l'erudizione, ma la voleva acquistare con poca fatica e con ignorante comoendiosità.
Orbene, l'estratto di Paolo è giunto sino a noi n numerosi manoscritti, alcuni dei quali (come quel ai Monaco del secolo XI, e quel di Wolfenbùttel del s. X) son copie fedeli e pedisseque, mentre altr* mostrano la tendenza a correggere (come specialmente un di Lipsia, e uno di Berlino) gli errori di Paolo; ed un altro anche del secolo IX dev' essere a Troyes (2), Per un pezzo le edizioni dettero solamente Paolo. Soltanto nel 1480 Manilio Rallo, d'Illina, recò a Roma, a Pomponio Leto, una parte di un codice del secolo undeciiro (il codice farnesìno era a Napoli) contenente l'opera originaria di Festo. Eran solo nove dei sedici quaternioni di cui constava il codice quand'era intero, e li tali nove, tre, vale a dire 1' Vili, il X e il XVI, sono andati nuovamente perduti: essi nove intanto (i quali del resto aveano anche lo svantaggio d'essere tutti un po'bruciacchiati nella colonna sinistra) cominciavano so'o in mezzo alla lettera M; cosicché in qualche edizione per ricostruire in qualche modo il complesso dell'opera festiana fu amalgamato l'estratto di Paolo con quel che di Festo sopravvanzava di gonu no. Dall'edizione di Antonio Agostino in poi s'e preso invece il sistema, molto più ragionevole, di tener distinti il Paolo e il Festo, del qual ultimo, si badi, sempre quell'unico incompleto codice si possiede.
Ma, pur deplorando la perdita dell'opera oi iginaria di Verrio Fiacco, bisogna riconoscere la grande utilità che ancora si trae dal suo du etto e dal suo indiretto riassuntore ; presso entramoi i qua troviam notiz? 3 preziose non solo di lingua, ma altresì di antichità in generale.
(1) Prof, buraig 18.
(2) Vedi Catalogue géróral des mss. II, nr. 2291 (Paris 185P).
Bibliografia. a) Nonio Marcello
L'edizion principe di Nonio è la romana di Pomponio Leto (1470). È notevole l'edizione del Mercier (Parigi 1614; e riprodotta a Lipsia 1825). Importante edizion critica è quella di Gerlach e Roth (Basileae, 1842). Con nuovè collazioni e l'edizione di Quicherat (Parisiis, 1871, pp. XXXII—678). L'edizione teubneriana è curata da Luciano Muller.
Vedasi Valilen. Anaioctorum Nonianorum libri li, Lipsiae 1859; e P. Schmidt, De Nonii Marcelli, auctoribug grammaticìs, Lipsiae 1868, pp. 155.
b) Pompeo Festo e Paolo.
L'edizione principe (Paolo) è la milanese del 1471, L'edizione di G. B. Pio (Milano 1510,ecc.)