capitolo ix. — i grammatici. 555
détte Festo e Paolo commisti. Li separò l'Agostino (Venezia 1559 ecc.). Dal lato critico ila interesse l'edizione di Giuseppe Scaligero (Parigi 1575 ecc.) e quella di Fulvio Orsino (Roma 1581 ecc.). Notevole è l'edizione latinamente annotata dal Dacier (Parigi 1681, Amsterdam P00).I frammenti di Verrio, ed il Festo, furon pubblicati da Egger (Parigi 1838). Ma l'edizione fondamenta!', è quella latinamente annotata di Carlo Ottofredo Muller (Lipr ise 1839, in 4°). Il sedicesimo quaternione di Festo fu ridato da Mommseu (Atti dell'Acc. di Beri '86^).
Vedas:i Mercklin, Observat. ad F. Pauliq. excerpt. Dorpat 1860; Corssen, Philologus,XX, 730-^7.
§ 121, Flavio Capro, Giulio Romano, Sacerdote, ed altri. ,
Grammatico rinomato fu Flavio Capro, del quale però quasi nulla sappiamo. Un grammatico (1) lo dice maestro di Cesal e Augusto, ma questo è certo un equ roco, comechè nato: se d'un Cesare fu maestro, il che è possibile, noi fu certo d'Augusto. Svetonio non lo cita tra i grammatici, il che vuol dire che Capro 0 visse dopo lui, 0, tutt' al più, contemporaneamente. E da Giulio Romano (2) si rileva che Capro fece uso di Valerio Probo. Difficilmente però Capro va posto al di là del secondo secolo. Prisciano, che lo chiama « antiquitatis doctissimus inquisitor », Cardio e Servio, citano spesso luoghi dell'opere sue, designando queste con titol che non potremmo dire se tutti rispondano ciascuno ad un' opera distinta, 0 non piuttosto alcuni accennino in modo diverso ad opera identica. Sono questi titoli : de latina lìngua \de la tini tate ; de dubiis generibus 0 dubli generis 0 dubiì sermonis ; enucleati sermonis. Commenti veri e propri a scrittori antichi ; a Plauto, per esempio, a Teren a Cicerone, non ne fece, checché si dica. I libercoli magri e sconness cne noi possediamo col suo nome, il De orthographia e il De verbis dubiis, non possono esser cosa sua; posto anche che indirettamente da lui derivino Complemento, pure mescili-• nissimo, al primo dei due pretesi libeicon di Capro e quel De orthographia et proprietate et differentia sermonis, di uno, a noi ignotissimo, Agrecio, dedicato al vescovo Eucherio, cui troviamo a Lione il 434 d. C. (3).
Alla prima metà del terzo secolo è da ascrivere Giulio Pomano. Sci sse una opera, intitolata, pare, 'Aoo^i, di cui le singole parti trattano de analogia, de adverbiis, de praepositione, ecc.; opera perduta oramai; ma non del tutto, per ciò che Carisio, avendo il Romano in conto di disertissimus Artis scriptor, ne trasportò di peso brani interi nell'opera sua, trascrivendoli con tutta precisione, e quasi si direbbe con religione. E da tali brani vediamo dovere esso Romano essere stato posteriore a Frontone, del quale cita il carteggio con M. Aurelio, e ad Apuleio, a Elenio Acrone e a Porfìrione.
Scrittore di un trattato di metrica, ove i singoli metri sembra fossero abbondantemente esemplificati, fu Giuba, il quale, al dir di Mario Vittorino che gli dà lode di primo tra i metrici (4), si attenne alla guida dei greco Eliodoro. Da qualche ind'zìo apparirebbe esser eg stato un africano, e del terzo secolo. Sears' frammenti abbiamo di lui (5).
Fece già uso del lavoro metrico di Giuba, e seguitò molto il greco Efestione , un Mario Plozio Sacerdote, autore di uno scritto De metris, che ancora possediamo (6\ e che è abbondante ed esatto. L'autore lo dedica a Massimo e Simplicio, e dice che lo fa seguire come terzo libro, dopo due altr libri, consacrati alla gram- .. mal'ca Di questi due primi libri non si aveva più notizie; sennonché nel 1837 l'Endlicher trasse da un codice viennese del settimo od ottavo secolo e pubblicò (7) appunto due libri grammaticali sottoscritti da un M. Claudio Sacerdote. Come resistere alla tentazione di credere che si tratti dell'identico Sacerdote, detto là Mano Plozio e qui M. Ciaud 0, e che questi due libri grammaticali cavati dal codice ien-nese sieno appunto quei due libri grammaticali che precedeano il libro De metris e che tenevansi perduri' Parecchi eruditi difatti cosi opinano, e pongono il Sacerdote, tenuto autore di tut cotesti tre libri, nell'epoca dioclezianèa. Ad ogni modo,