capitolo ix. — i grammatici. 557
giche, come un critico illustre credette, ma anche alle Bucoliche, è perduto, benché qualche cognizione se ne abbia per le molte citazioni di Servio. Donato si diiettava di trovare in Virgilio, perfino nella successione dei tre generi poetici da lui trattati, secondi fini e riposti sensi filosofici; è in certo modo precursore di quella tendenza bizzarra all'interpretazione allegorica e filosofica che divenne poi propria dell'ermeneutica virgiliana. G resta bensi la biografia di Virgilio, seguita da notizie generali sulle Bucoliche, la quale era premessa appunto al commentc donatiano alle Bucoliche.
V'è chi crede però che tal biografia facesse corpo invece con il commento dell'altro Donato, con quello cioè di Tiberio Claudio Donato, di poco posteriore a Elio. Il commento di Claudio Donato è un commento non erudito e grammaticale, ma rettorico, indirizzato dall'autore già vecchio a Donaziano figlio suo. È stato più fortunato del commento di Elio Donato, giacché, a differenza di questo, quel di Claudio è giunto fino a noi (9).
Contemporaneo di Elio Donato fu C. Mario Vittorino, maestro di rettorica, e da ultimo in vecchiaia, anche cristiano zelantissimo. Dispiegò un'attività grande e molteplice; e, per il magistero nobilmente esercitato, ebbe l'onore d'una statua nel foro Trajano. Fu autor di scritti rettorici e filosofici, e, quando divenne cristiano, commentò le epistole di s. Paolo, e combattè gli Ai ani e i Manichei. Ma l'opera che qui va specialmente presa in considerazione è VArs grammatica de orthographia et de metrica ratione, in quattro lihri, la quale dopo alcuni accenni grammaticali, e, più, ortografici, tratta abbondantemente di metrica, accozzando sistemi e teorie in verità alquanto disparate (10). Porta il nome di Vittorino, però di Massimo V. (e di Mario V. certo non è), un dozzinale scritto de ratione metro,'um. Vi è anche un de fìnalibus syllabis, scritto assai dappoco anch'esso, che solo in qualche manoscritto accenna a un autor Vittorino. Ci è pure nei codici un De arte grammatica e un De hexametro] entrambi in forma catechistica; il primo accennante a Vittorino, che sarà ben probabilmente il Mario V., ma al quale ad ogni modo esso non può rimontare (ammenoché non ne derivasse in< rettamente); il secondo accennante a un Palemone (al qual del resto anche il primo è riferito in un codice), e certo non accordante alle teorie dell'opera genuina di Vittorino sui metri (ammenoché Vittorino non avesse scritto prima quello, e poi, dopo più lunghi studi, questa).
Sotto Arcadio visse Flavio Mallio Teodoro, console il 399, autore di un libercolo bene scritto De metris, cui nel 1755 trasse da un codice di Wolfenbuttel e qui-i pubblicò l'Heusinger, assieme a uno scritterello De pedibus expositio di un Giulio Severo, che c'è affatto ignoto per altra via.
(1) Vedi Gr. del Keil, IV, p. 355-366.
(2) Vedi Gr. del Putsche, 1735-1779; del Keil, IV, p. 367-402; e pei manoscritti che la contengono, vedi ibid. p. XXXI-XL.
(3) Vedi Gr. di Keil, IV, p. 405-448.
(4) Ibid. IV, p. 486-565.
(5) Ibid. V, p. 95-312.
(6) Ibid. V, p. 317-326; e Hagen, Anecd. Helvet. p. CCIV-CCXXXIX.
(7) Vedi Hagcn, An. Helv. p. CVII-CXVI, o 202-274. Cfr. anche Thurot, Isotices et extraits de divers manuscrits latins pour servir à l'histoire des doctrines grammaticales da raoyen àge, Paris 1870; opera utilissima, sebbene la materia non vi sia portata a quella massima digestione di cui era capace.
(8) Il principal manoscritto del Commento a Terenzio è uno parigino del secolo XI, gli altri (del sec. XV) rimontano a unica fonte, e probabilmente al codice trovato il 1433 Jall'Aurispa a Masonza. Vedi Keil, Jo. Aurispae epistula, Halae 1870. L'edizion principe fu la romana del 1472; e poi via via fr inserito nelle più delle antiche edizioni di Terenzio. — Cfr Schopen de Ter. et Don. eius interpr. (Bonn 1821), e Specim. emend. in A D. comra Ter. (Ibid. 1326); e A. Richter, de Don. cornili, Ter (Ibid. 1854), e Hahn, zur Entstehungs-gepchichte der Schol. des D. z. Ter. (Programm. der Realschule, Halberstaat 1870.