540 libro li. — parte seconda. racconto. i prosatori.
(9) Fu pubblicata a Napoli (1535), e nelle edizioni di Virgilio, di Fabric'o (Basilea 1561), e di Lucio (Basilea 1013).
(10) Fu la prima vo (,a pubblicato dal Camerario, a Tubinga ( 1537;. Si trova poi nelle già citate raccolte del Putsche e del Gaisford.
§ 123. Servio e Macrobio.
Mario (o Mauro) Servio (spesso scambiato con un Sergio) Onorato appartenne alla seconda metà del secolo quarto dell'era nostra. Oltre il commento a Donato menzionato nell'antecedente paragrafo, restanti solto il suo nome parecch altri scrit-terelli grammaticali e metrici, che diflicilmente però si potranno credere usciti davvero dalla sua penna, per quanto neanche questa buttasse oro: e sono un De accentibus; un De ratione ullimarum syllabarum ad Aquilinum ; che è suppergiù . eguale a un De finalibus, ad Aquilinum; un Centimeter libellus, ad Albìnum, a cui in un codice fa seguito un De melris Horalii, ad For/una/ianum (1). Ma quello acii Ser 'io deve tutta la sua celebrità è il Commento a Virgilio, che fu il più adoperato dei commenti a quel poeta, e usitatissimo nelle scuole mediuevali, ed è il solo che ci resti completo, e tuttodì importantissimo, non tanto per la illustrazione di Virgilio, quanto per ogni sorta di preziose notizie che ci ha conservate, e di mitologia e di storia e di geografia e specialmente di antichità rei giose. Giudicare del valore di questo commento da quello che esso è oggi, è difficile, perchè da un lato è evidente che Servio compilò da commenti e da opere grammaticali anteriori, dall'altro è pure evidente che nel grand'uso fattone ha subite alterazioni diverse, ed è stato interpolato lungo il medio evo, talvolta stupidamente al punto da fargli citare Servio stesso. Certo però Servio era un grammatico distinto, pe' suoi tempi, e superiore a Donato, di cui spesso con molto senno e giusto sapere riprende gli erroi;. Ma non è superiore al tempo suo. CJna certa stereotipia c'era nella tradizione grammaticale d'allora. S'era, ad esempio, fisso e convenuto che vi fossero in Virgilio dodici o tredici luoghi d'insuperabile difficoltà. E sebbene in parecchi di questi luoghi le difficoltà sien tutt'altro che nsuperabih pure, siccome la loro insuperabilità era qu?s un articolo di fede, cosi il grammatico dinanzi ad essi tirava di lungo dicendo' è uno dei dodici! V'erano poi, come presso gli Alessandrini circa Omero, alcune quest. oni futili intorno a Virgilio, che si ripetevano con formula convenuta di scuola in scuola, e si risolvevano con un gioco di sottigliezza sterile e superficiale. V'era pur la tendenza a vedere in Virgilio allegorie immaginarie, e a voler trovare dappertutto i segni dell'onnisc enza virgiliana. Ed in tutto ciò Servio è uomo del suo tempo, nè più nè meno.
Il commento di Servio è più essenzialmente lavoro di grammatica e fatto per servire alla esposizione del poeta nelle scuole di grammatica. Non vi mancano le osservazioni li natura rettorica, poiché i punti di contatto c'erano tra l'uno e l'altro insegnamento, ma la esposizion rettorica delle poesie virgiliane non è lo scopo proprio del lavoro; come lo è invece, per esempio, del commento di Claudio Donato di cui s'è fatto parola nel paragrafo che precede (2).
Nella seconda metà del secolo quarto dovè nascere ed occupare buona parte del secolo quinto Macrobio Ambrosio Teodosio. Dalle sue stesse parole (3) >i rileva essere egli nato lungi da Roma; ma se in Grecia, o in Africa, od altrove, non sa. Si conosce dal codice teodosiano un Macrobio che nel 399 e nel seguente anno fu praefectus praetorio IJispaniarum, nel 410 proconsul Africac, e nel 422 godeva il titolo di vir iilustris ed era praeposiius sacri cubiculi: la quale ultima carica presupporrebbe in chi la rivestiva la qualirà di cristiano. Or mentre per tutto il resto correrebbe bene la ipotesi che cotesto Macrobio del codice teodosiano sia l'istesso Macrobio grammatico (< quale anch'esso ne' manoscritti è caratterizzato come v. c. et inlustris), per l'ultima considerazione la non può andare, giacché nelle sue opere Macrobio il grammatico apparisce pagano più che mai; ammenoché non si volesse