540 libro li. — parte seconda. racconto. i prosatori.
Di Rufino d'Antiochia possediamo uno scrittarello che è un Commentarius in metra Terentiana (9), e uno De metris oratorum (10), entrambi parte in versi e parte in prosa.
A novantatrè anni compose Cassiodoro un libro De orthograpina, a uso de' suoi monaci, e ind azzandolo a un certo Emilio (11) Fece anche un De arie grammatica ad Donati mentem, onde non ci resta che un frammento ; e De artis ac disciplinis liberalium literarum, una delle solite compilazioni enciclopediche che furono tanto aggradite dal medio-evo.
Nel libro suo sull'ortografia cita Cassiodoro autori parecchi che se n'erano occupati, tra i quali notiamo un Papiriano, un Curzio Valeriano, e in più ispecial modo un Adamanzio Martirio, che pare vi dedicasse un'opera importante, di cui il proemio ci fu dato dal Mai che lo trasse da un manoscritto ambrosiano (12).
Sotto il nome di Aiilio Fortunaziano troviamo una Ars, che consta però di due brani ev'dentemente diversi, de' quali l'uno era parte di un complesso più vasto e si (diffonde sui singoli metri d'Orazio; l'altro, accompagnato da una sua propria prefazione, tratta del'e sillabe, di lor quantità, dei piedi, ed anche dei metri d'Orazio con qualche ripetizione di ciò che è nel primo scritto (13), Quell'ylrs Caesii Lassi de metris, frammento relativo a cinque metri oraziani, dev'essere non già opera d'un altro Cesio Basso, più recente di quello dei tempi neroDiani, bensì un estratto fatto n epoca tardiva dell'opera perduta, De metris, di quel Basso appunto (14).
(1) Del testo di Carisio è quasi unica fonte il codice napoletano del VII od Vili secolo, Fu pubblicato dal Ciminio (Napoli 1532), dal Fàbricio (Basilea 1551) e da Lindemann (voi. fV, Lips. 1840) e dal Keil (I, Lips. 1857). Abbiamo anche dogli Excerpta, soprattutto bob-biesi, dell'opera di Carisio, o se non altro delle fonti a cui agli attinse, che servono in parte a colmai/e corte sue lacune. Vedi perciò Endlicher e Eichenfeld (Anal. gramm. pagine 75-1241, e Keil (voi. I).
(2) I molti mar.oscritti di Diomede rimontano evidentemente tutti ad un archetipo; le cui più antiche derivazioni sono due codici parigini e uno monacete, tutti del secolo IX. Fu pubblicato a Venezia il 147C; ed ebbe parecchie edizioni nel cinquecento, fuori d'Italia. Ora l'abbiamo nel Putsche, c nel Keil (I voi., p. 298-529), e del solo terzo libro in Ga^sford.
(3) Quindi è che molti ne sono i manoscritti tutti però derivati da un archetipo solo, come appare dalla identità delle corruttele del testo. 11 più antico e il migliore è il bam-berghase del principio del secolo X; dopo vengono quelli, posteriori d'un secolo all'inarca, di Reichonau (ora a Carlsruhe) e di Darmstadt, L'edizion principe è la Vicentina dsl Bodiano (1499). È da notarsi quella commentata da Grozio (Leydon 1599), quella latinam. annotata daKopp (Francofobe 1830) e la edizione critica teubrieriana diEyssenhardt (Lips 1856). Alcuni libri ebbero posto in certe collezioni, por esempio il V(de Rhetorica) n.. Rhet. latini di H?lm, p. 419-492 ecc. Altra prova della gran diffusione dell'opera nel medio evo è il trovarsene aS. Gallo una traduzione dei due primi libri in antico-alto-tedesco, dovuta, paret a Notker; pubblicata .la Grafi (Berlino 1837). — Notiamo lo scritto di Liidecke, De M. C. libro sexto fGottingae 1862, 48 pp.).
(4) Vedila in Putsche, p. 1861-1936, e Keil, V, p. 9-79,
(5) Vedila in Putscha p. 2017-20^4.
(6) Scoperta da A, Cramer e pubblicata da Buttmann (Berolini 1817)
(7) V. i Gramm. uei Keil, V, p. 338 404.
(8) Numerosi sono i manoscritti dell'Ars. La danno il Putscbe (p. 1688-1722), 1 Linde-mann (p. 321-353), il Keil (V, p. 410 439).
(9) Vedilo in Putsche (pag 2706 seggj e in Gaisford (Script, rei metr. p. 378 segg,).
(10) Si trova in molte sollezìoni; ma ci basti citare i Rhet. lat. min. del Halm ,p. 575-584.
(11) Si trova nelle edizioni complessive delle opere di Cassiodoro, ed anche nel già, tante volte citato Putsche,
(12) Nel sue Frontone, p 518 segg.
(13) Vedi Putsche (p. S685-2700), Gaisford (p. 333-362) e Keil (VI, p. 278-304).
(14) Vedi Keil (VI, p. 305 segg.) e gli altri soliti