capitolo ix. — i grammatici.
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§ 125. Prisciano e alcuni suoi seguaci.
Sul principio del sesto secolo fiorì Prisciano, detto Caesariensis, da Cesarea; sìa stata questa la sua città nativa o il luogo di sua educazione. Professava egli grandissima gratitudine ad un maestro, nominato Teottisto ( Theoctistus), che per altra via non conosciamo punto Prisciano msegnò grammatica a Costali inopoli; e per ufficio pubblico, si badi, cosicché dovè essere per forza un cristiano. L'epoca che gli abbiamo assegnata la si rileva dall'avere egli fatto un panegirico in onore dell'imperatore Anastasio fan 491-518), il quale panegirico consta di 312 esametri e 22 senarì giambici (1), dall'essere egli citato da Cassiodoro (2) qua! suo contemporaneo, e dal trovarsi nei più antichi codici dell'opera maggiore di Prisciano .ndìcato che la fu trascritta nel 526 e 527 da un discepolo di lui Teodoro (malamente poi da altri confuso con Teodosio imperatore), E codesta sua opera maggiore è ben anche la maggiore di quante in genere grammai cale ci siano arrivate dall'antichità latina, e quella che esercitò più influenza nelle epoche posteriori.' Nei codici è intitolata ora Ars, ora Institulio de arie grammatica, ora Instituùonum grammati-carum, e in parecchie edizioni a stampa De odo partibus orafiorJs earumdemque constructione. È in diciotto libri, dei qua! primi sedici sono appunto relativi alle otto parti del discorso; i due ultimi alla sintassi. Pocni codici hanno entrambe le parti: del resto, i più hanno i Iri™ sedici ibi soltanto (Priscianus major)', pochi han soltanto gli ultimi due (Priscianus minov>). — Lo scopo di quest'opera, che Prisciano dedicava a un Giuliano, console e patrizio, com'egli lo des, .jna, era di mettere assieme il risultato finale degli studi gramm at. ..ali de' greci, e di trasferirlo nel campo latino, facendo anche un nesso tra le due lingue. Tra i greci Erodiano e Apollonio Discolo — per la parte -'ntatuca, specialmente quest'ultimo — erano i grammatici a cui aveva più particolarmente la mira. Prisc ano apparisce discretamente dotto, e ci riesce poi prezioso per i passi di scrittori per noi perduti che egli reca. Sennonché nella parte sintattica, dove non avea come nel resto un gran numero di scrittori antecedenti da mettere a profitto, tradisce alquanto quella certa scarsezza ch'egli aveva di dottrina larga di p.'ma mano.
0!t'e le istituzioni grammaticali e il panegii ^co, abbiamo altri scritti di lui, sebben tutti di poco conto. Yi sono tre scritti, De< fìguris numerorum, ossia sulle cifre, attinto in buona parte allo scritto mpì o-ra^ùv di un greco Dardano, De Te-rentii metris, per mostrare che la commedia palliata era davvero in versi, sebbene non ben regolari, e non già i prosa, come alcun: g.à sostenevano allora, e Dep^ae-exercitamentis rfietorìcis, traduzione dei npoy^votTpzrz di Ermogene; tutti e tre accompagnati da una comune prefazione-dedica a un Simmaco. Y'è una fnslitutio de nomine et pronomine et verbo, estratto compendioso, per le scuole, dell'opera grande. Y'è un'altra esercitazione scolastica a domande e risposte: Partitiones XII versuu:n Acneidos prìncipaiixm. Il De ac^entiìms, che pure porta il nome di Prisciano, è evidentemente opera di un compilatore posteriore. Fece anche Prisciano un manuale scolastico, in versi, di geografìa: Periegesis e Dionysio, in mille e ottanta sette esametri.
Ancor vivo Prisciano, fece un discepolo suo, Evtiche (Eutyches), opere grammaticali, di cu c è giunta una Ars de verbo in due libri, nella quale non è però fatto uso delle sole opere del maestro, bensì anche d'altre più antiche. Sotto il nome di Aspro vi sono due diversi, ma parimenti dappoco, scritti; che appartengono probab.-mente a due diversi autori, di età relativamente recente. Un altro lavoro alquanto migliore porta ' .nome di Audace. Importante è uria A.rs anonyma bernensis, data da Hagen (Anecd. Ilelv p. 62-142.; LXXXIII-LXXXIX).
(1) Vedi Prisciani gr. de laude Anastasii . . . primnm ... od. et ili. Endlicìicr} Win-dobonae 1828.
(2) Oassiod. de ortbogr. 13.