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CAPITOLO XIII.
dilazione non potevano a lungo a tutti soddisfare; e già il Campanella, conguagliando la natura ali uomo anziché 1 uomo alla natura, e a tutte le cose attribuendo un senso o piuttosto seni-mento di simpatia, accenna a battere altre strade, e a cercare 1' umanismo ; e Francesco Patrizzi, che pur s' accordava col Telesio nel combattere la tìsica aristotelica (Dicusiiones peripateticae, 1571-81) nella Nova de universis phiìosophia (1591) brancolava in cerca d'una teorica meno materialista, e s'accostava a Platone.
Ma il filosofo italiano, che, pur progredendo sulla via del Telesio, giunse a oscuramente intuire, se non a chiaramente dimostrare, una filosofia nuova, la quale facesse ragione del mondo e di Dio, della materia e dello spinto, e ne accennasse la reale coincidenza, se non l'identità, e nell'immensità dell'universo cercassc di orientare secondo ragione l'uman>tà, è Giordano Bruno, del quale abbiamo già narrato i casi fortunosi
Il Bruno (1) studia la natura in un campo ben più vasto chc il Telesio: egli conosce i libri di Copernico, ne ha adottato la dottrina, c su quella dottrina vuol creare una filosofia nuova:
Heic ego te appello, veneranda praedite mente, Ingenium cujus oscuri infamia secl> Non tetigit, et vox non est suppressa strepenti Murmurc stultoru?n, generose Copernìce, cujus Pulsarunt nostrani teneros monumenta per annos Mentem, cum sensu ac ratione aliena putarem Quae manibus nunc attrecto, teneoque reperta (2).
Il senso di Telesio non gli basta più, ed egli in più luoghi del suo poema fondamentale De immenso fa la critica delle cognizior., che dobbiamo al senso solo e sostiene i diritti della ragione.
E colla ragione, egli partendo dall'universo rinnovato dal sistema copernicano, ed ampliando la teoria stessa del maestro in quanto il Bruno dava il moto anche al sole e alle stelle fisse, indusse l'infinità dei inondi l'infinità della materia e dello spazio; e potè allora, e solo allora, concepire l'universo come l'equivalente infinito di Dio, come lo specchio n cui e per cui egli s conosce.
Il Dio del Bruno (dice lo Spaventa) u non è il Dio astratto puramente estra-» mondano dc'teologi, ch'egli ha abbandonato, ma il Dio ' vo e essenzialmente » creatore o l'infinito Spii to, a cui la mente non può salire che mediante la con» templazione della natura. Qui è tutto il segreto di Bruno (3) ».
(li I.e opere filosofiche del Bruno , parte in latino e parte in italiano, si possono dividere in due gruppi principali, mettendo da un lato quelle puramente negative e quasi polemiche, quali sono: Lo spaccio della bestia trionfante, ch'è una critica satirica di tutte le religioni positive, compreso il cristianesimo; La cabala del cavallo peqaseo e l'Asino cillenico, che sono due satire della santa asinità e della santa ig'norauza\ e La cena delle Ceneri; e dall'altro quelle in cui egli espone la sua filosofia nuova, che sono: Del principio causa ed uno, in cui svolge il suo principio metafisico della « coincidenza de'contrarii »; e Dell infinito Universo e mondi, dove ne trae la conseguenza cosmolo-logica, che è « l'infinità della natura » (cfr. Fiorentino, B. Telesio ecc., II, Negli Eroici furori poi espone quasi la sua dottrina morale Alla classe delle opere teoretiche appartengono anche i tre poemi latini : a) D'. minimo, magno et mensura, che risponde al Del principio ecc.; b) De monade, numero et figura, che è un'esposizione delle opinioni tradizionali; c) De immenso et innumerabilibus, che è un ampliamento del Dell'infinito iiniverso, ecc. ed è il suo lavoro capitale.
Tutte le antiche edizioni delle opere del Bruno sono d'un'estrema rarità; e poco men rare e molto più scorrette sono l'edizioni delle opere italiane fatte in Germania dal Wagner, e quella delle opere latine, cominciata dal Gfròrer. — Ora alfine l'Italia, grazie alle cure del De Sanctis ministro e del prof F. Fiorentino, pagherà un debito vecchio col Bruno procurando un'edizione compiuta delle opere sue, che veramente risponda alle richieste della critica. E la prima parte del volume primo, ch'è già uscita, dà guarentìgia che il debito sarà pagato egregiamente.
(2) De immenso ecc., lib. Ili, cap. 9; nelle Opera latine conscripta, voi. I, parte p. 180.
(3) Op. cit.., p. 2?7.