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Storia della Letteratura Italiana nel Secolo XVI

U.A. Canello
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 327

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   l'arte letteraria e le relative teoriche.
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   Antonio Possevino, che nel 1593 pubblicò una specie eli? enciclopedia scientifica, dando particolare sviluppo alla storia, con indica' ioni critiche delle fonti, sotto il titolo di JJiiliotheca selecta, e nel 1598 pubblicava l' Apparatus saccr, ch'è un'in-dicatorc delle fonti della scienza specialmente ecclesiastica.
   Sincera ammirazione merita poi tra i dotti bibliografi e critici letterari di questa età il modenese Giovanmaria Barbieri, che s' era accinto a un grandioso lavoro sull'^lrfc di rimare, del quale lasciò compiuto (m. 1570) solo il primo libro, edito due secoli dopo dal T'raboschi col titolo Dell' origine della poesia, rimata (Modena, 1790). Dotassimo conoscitore della poesia provenzale, francese ed italiana antica, che avea studiato quasi del tutto su! manoscritti, egl è a dire il vero iniziatore degl studi romanz ; dei quali tanto comprese da parere ed essere in certi punti ancora moderno, per le idee, c più per le notale peregrine che egli offre (1). Il frammento del suo bro apparisce maggiormente onorevole per l'Italia, quando si pensi che un provenzale, il Nostradamus, cinquo anni dopo la morte del Barbieri, poteva ancora pubblicare quelle strampalate e fantastiche sue vite dei poeti provenzali, dei qua!, con tanto senno critico e conoscenza delle fonti avea discorso il dotto critico nostro.
   A quest. scn, tori di storia letteraria sono poi da aggiungere gl altri, da noi già ricordati altrove, che scrissero la stoi.a o g elogi de' letterati e alle notizie sulla loro \ ita frammisero giudei e osserva? ani sul merito delle opere loro.
   Ma se scarso è nel complesso il numero degli scrittori di storia letteraria I gran dissimo è invece quello degli scrittori di teoriche generali e particolari sul-1'arte, in ispecie sulla poetica; e ne li verremo tutti accennando, movendo da quelli che abbracciarono l' intiera poetica, per ver :o poi agi altri che scrissero specialmente o dell'epica o della lirica o della drammatica, e dir poi qualche cosa dei trattatisi della retorica generale, e degli altri che s'occuparono dell'arte storiogratìca e dell'arte del dialogo e infili.
   Aristotile, i cui libri raccoglievano due sommi vantaggi quello di una grande e riconosciuta autorità, e quello maggi )re d'essere il genui io riflesso della ragione in uno de' più lucidi momenti dell' uman tà, fu il precipuo maestro de' critici d'arte nel cinquecento. Pur cosi monco, infatti, come, ci resta, il suo libretto mpi TtoiyTixf,: è il codice eterno della poesia, specialmente dell'epica e della drammatica, delle quali più particolarmente s'interessavano i critici del c ìquecento. Traduttori quind' e commontatoi gli furono intorno, corcando di trarne il senso genuino.
   Alessandro De' Pazzi fiorentino ne d/ede una vers me lai ma; e n italiano la tradusse con brevi chiose Bernardo Segni (1549); ma eh' veramente penetrò bene addentro, senza tuttavia attingerlo tutto, nel pensiero di Aristotile, fu Lodovico Castelvetro che della Poetica diode una verdone e una dotta e accuratissima
   (1) Tra queste, una merita specialmente d'essere rilevata in servigio^de' romanologhi. A p. 94 ricorda il Barbieri che Fazio degli Uberti nel cap. 103 del Dittamundi allude a un antico romanzo francese su Ugo d' Alvernia ; e di questo romanzo cita, da un codice che ora piùg non si conosce, i quattro primi versi£che suonano-
   Selgnor barons, Dieus vos soit in garant, Si voics condue tout a suen saunamant (sie) Vos vodroiè dir chanzon molt avena,it De Karlo Martiaus Vemperaor di Frane.
   Si sa che di questo romanzo esistono, oltre i rifacimenti toscani',^del sec. XV, due redazioni franco-venete (Rajna, Me fonti dell' 0. F., p.-126) ; ma ftn si & ben d'accordo sulla patria e sulla lingua della redazione originale. E a noi pare che la notizia fornitaci dal Barbieri risolva la questione, mentre al tempo stesso ci offre un nuovo dato per fissare il tempo in cui questo racconto fu conosciuto in Toscana. — I molti meriti del Barbieri furono finamente rilevati da A. Mussafia in uno studio Ueber die provenz. Llederhandschriften des G. M. Barbieri, nei resoconti dell'Accademia di Vienna, voi. LXXVI della classe filosofica-storica.
   Caneli.o. 39