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capitolo xii.
esposizione (Vienna, 1570), nella quale per pruno riconobbe clic il libretto d'Aristotile non è chc una serie di note, spesso disordinate. Non ne fu contento Alcs, Piecolomini, chc nel 1572 ne pubblicò una versione novella, alla quale soggiunse alcune note tre anni dopo (1) ; e finalmente il Baldini nel 1576 pubblicò a Milano 1' Ars poetica Aristotelis versibus exposita! — Questi i traduttori: commentarono poi il faticoso libretto Pier Vettori, e più tardi il Maggio e Francesco Ilobortello, le note del quale sono importanti specialmente per i riscontri con altri luoghi d'Aristotile e di opere antiche.
Ma poiché la Poetica d' Aristotile non discorreva di tutti i generi di poesia o ne discorreva troppo brevemente, ne abbastanza vi suppliva la Poetica, oraziana, che pur essa fu più volte tradotta e commentata, altri s' accinsero a sciìvcre trattati compiuti di quest'arte, e s'ebbero cosi il dialogo del Fracastoro; la Poetica del Vida, in tre libri di esametri eleganti, nel secondo dc'quali si dà un accurato esame dell'Eneide virgiliana (2); quella del Trissino, che largamente s'estende a spiegare la tecnica della lirica e le leggi della commedia, e, a differenza del Vida, ma d'accordo con Aristotile, dava la preferenza alla tragedia sulla epica; quella di Bernardino 'Daniello lucchese, espositore del Petrarca e di Dante; quella del Minturno (15G3) in quattro libri nei quali con molto buon ordine e varia dottrina tocca prima dell'epica, poi della drammatica, poi della lirica, e infine dà le leggi generali dell'elocuzione (3); quella del Muzio in vers sciolti, e liberissima, talvolta paradossale nc'giudizì; quella dottissima e pesantissima dello Scaligero nella quale Omero è posposto non solo a Virgilio ma anche all'autore d Ero e Leandro; e quella di Francesco Patrizi, notevole per aver voluto fondare i precetti poetici, non già aii migliori modelli d'ogni genere, come aveva fatto Aristotile occupando?) quasi solo d' Omero e di Sofocle, ma su tutti i prodotti dell' arte, quali li determina la evoluzione storica; e i Discorsi poetici del Buonamici in cui si fa l'apologia del libretto aristotelico.
La teoria dell' epopea tiene larghissimo posto ne trattati general ora ricordati ; ma la straordinaria importanza che questo genere poetico assunse nel cinquecento persuase più d'uno a farne un trattato speciale.
Il Furioso, che pareva arditamente contraddire a tutti i modelli classici e alle Icgg-L aristoteliche, s'impose all'attenzione di molti anchc sotto questo rispetto; ed ebbe i sue' lodatori a qualunque costo, e insieme non pochi e non poco auto-revol oppos.tori. Il lii gio assunse una forma pettegola o odiosa, quando più tardi
10 s venne trasformando nell'altro sulla preferenza da dare all'Ariosto o al Tasso.
Giambattista Giraldi Cinthio e il suo scolare Giambatt'sta Pigna pubblicarono contemporaneamente nel 1554 a Venezia, il primo due Discorsi intorno al comporre d.c' romanzi, delle comed\'> e delle tragedie, e d' altre maniere di poesie e l'altro I Romanzi, ccc ; tutti e due coll'unico intento di giustificare il Furioso e di mostrarne la ragione poetica (4). Tutt: e due ammettono che il romanzo sia genere nuovo, affatto sconosciuto agli antichi; e che però le legg aristoteliche non gl si potessero appi. care. Vano (essi dicono) è metterlo alla pari coli' epopea e volerlo assoggettare alle leggi d essa. I buoni esemplari del romanzo, primissimo
11 Furioso, dimostrano che esso può ma non deve avere unità d'azione. l'arra esso infatt per norma più azion d'una sola persona cavalleresca, e propriamente tante
(1) Sui commenti del Piccolomim e uel Castalvetro veggasi il giudizio di T Tasso, Lettere, I, 220-1.
(2) Edita solo nel 1527, ma scritta lino dal 1520.
(3) Il Minturno aveva scritto alquanto prima sei libri De poeta, in cui spiegava le ragioni della poesia greca e latina. La poetica volgare molte volte riassume la latina.
(¦1) Il Pigna pretende clie il G-iraldi siasi servito, per comporre il prime discorso che tratta dei romanzi, d'un abbozzo del suo libro sui romanzi, che, come a maestro, gli aveva fatto vedere. Ma fossero pur veri i fatti da lui allegati a provare questo plagio, tra il suo libro e quello del Giraldi c'è pur tanta differenza nell'ordine delle materie e anche nelle idee fondamentali da costituirne due lavori affatto diversi.