l'arte letteraria e le relative teoriche.
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quante bastino ad esaurire il carattere del personaggio principale (1). Secondo il .Pigna, a forma biografica gli sconviene, come quella clic troppo s'avvicina alla storia; ma ± Giraldi erede invece clic sia questa la forma più conveniente, da lui stesso tentata nel suo Ercole.
Mentre il Discorso del GiraMi sta quasi sempre sulle generali, il F'.gna^ esaurita la parte generale nel primo libro, viene nei secondo ad esaminare punto per punto 1 Furioso, e arriva alla conclusione che la persona principale del romanzo non sia già Orlando o Carlomagno, ma bensì Ruggiero, conclusione ben naturale per chi nell'opera dell'Ariosto cercava in specic il romanzo (2). Nel terzo libro infine con un raffronto della pi. ona redazione del Furioso colle successive correzioni fatte a mano dall' Ar osto stesso sopra un esemplare rimasto al tìglio Virgiv o, vien mostrando il fine giudizio e il molto buon gusto del suo poeta preci-letto nel correggere e ricorreggere l'opera propria.
Le idee del partito contrario, che non s'era lasc ato scoraggiare dall'msuccesso del Ti ss ao, e non voleva lasciarsi imporre dal pubblico favore col quale l Furioso era stato accolto, trovarono il loro espos tore e sostenitore in Torquato Tasso, che chiaramente le formulò nei tre Discorsi dell' arte poetica e in particolare sopra il poema eroico abbozza.' già nel 1564 (ma editi solo nel 1587), e raffazzonati e ampliati molto più tardi, col titolo Discorsi del poema epico, in sei libri. Noi ne diamo un'idea, attenendo^ ; alla primitiva redazJone, che ha anche il pregio di maggiore chiarezza.
Determ'na i1 Tasso nel primo discorso che .1 poeta epico deve at. ngere la sua materia alla storia, e postalmente alla storia religiosa che dia occasione al maraviglioso ; ma esser necessario che questa storia sia poco nota, affinchè il poeta possa più liberamente rimaneggiarla secondo i propri bisogn Viene nel secondo alla questione capitale della favola, cioè della forma che 'l poeta deve dare alla materia bruta storico-religiosa (mitica); e vuole con Aristotile che la favola sia integra, grande ed una. Accusa quindi 1 Furiose e l'Innamorato di non aver favola integra, ia quanto che all'uno manchi il punc^pio e manchi all'altro la fine. Che se si volesse riguardarli (come realmente, ma a torto, fa il Tasso (3)) come un unico poema, allora la sua favola sarebbe troppo grande, così che la mente de' lettori non potrebbe abbracciarla e dominarla. La favola del Furioso manca poi d'unità; vi son dentro tre azion.. principali e molte secondarie; e la molteplicità delle favole distrae l'attenzione, e impl ca più fin: le molte favole, nsomma, sono altrettanti poemi messi insieme, i quali, se vogliono essere compiuti, vengono a costituire una composizione troppo lunga; e se se sono lasciat imperfetti, comunicano la loro imperfez one all' ins eme. Combatte poi quelli che vogliono fare del Furi so un genere a parte, affatto diverso dal poema eroico, e ne mostra la sostanz ale convenienza. Nè si lascia sedurre dal pubblico plauso che ha raccolto il Furioso di fronte all'oblio in ci.» era subao caduta l'Italia lil>era,ta del Trissino: facile gli riesce mostrare come le differenti accoglienze dipendessero da ben altre ragioni che quella dell' unità della favola. — Nel terzo discorso viene tifine a parlare dell'elocuz.one poetica in rapporto coli'epopea; e, tacciato il Furioso di qualche bassezza di linguaggio, stabilisce che la elocuzione propria dell'epopea deva essere solenne e magr'fica (4).
Non è da meravigliare se in questi Discorsi, nei quali pur si parla dell'Ariosto con molta deferenza, li vedesse dai fautori del Furioso una Manda ma
(1) Pigna, p. 20.
(2) In questo secondo libro il Pigna inserisce anche una succinta biografia dell'Ariosto, con notizie fornitegli dal figlio Virginio. Si sofferma anche ad esaminare le commedie del poeta,
(3) Cfr. P. Rajna, Le fonti dell'Orlando Furioso, p. 3G.
(4) Tra le giunte fatte nell'ultima redazione di questi Discorsi merita d'essere rilevato solamente ciò che nei sesto si dice confrontando l'epopea colla tragedia. Il Tasso, d'accordo con Platone, contraddice coraggiosamente ad Aristotile, e dà la preferenza all'epopea. È l'opinione anche d<ìl Lessing.