MECENATI — ACCADEMIE — (ÌIORNALT, ECC. 17
eora a ragguagliare gli studiosi della coltura d'una grande porzione del secolo deeimoscttimo, è la « Eaccolta d'Opuscoli scientifici c filologici », uscita ora a Venezia e ora altrove dal 1729 al 1766. La pubblicazione è dovuta ad Angelo Calogerà, un dotto camaldolese, nato in Padova il 10(39. La u Raccolta » annovera tra'suoi collaboratori parecchi uomini eminenti, alcuni de' quali aveano recato lustro non piccolo al u Giornale de' Letterati ». Primeggiano Caterino Zeno, il Vallisnieri, il Quirini, il Muratori, il Manni e il Clicccozzi. Intendimento del Calogerà fu non tanto di informare i dotti del progresso delle lettere e delle scienze, quanto di venire in soccorso agli studiosi, cui fosse maneato modo di pubblicare i loro scritti. 11 concetto, nuovo in Italia, avea già dato buona prova in Francia.
Vttnato dal Calogerà, non tardò a produrre, come altrove, ottimi frutti. Le dissertazioni sono ora latine, ora volgari, e corredate, all'occorrenza, d'incisioni e di tavole numeriche: l'erudizione talvolta sacra, più spesso profana; la forma, anche nelle più gravi quistioni, aliena sempre da quelle gare letterarie clic trascendono spesso in vere escandescenze.
Di conserva co' giornali si moltiplicavano le Biblioteche. Non è questo il luogo di tessere la storia delle istituite ne' secoli antecedenti a quello di cui si fa parola. Ben si può dire che ciascuna d'esse si arricchì successivamente di cimelii veramente preziosi. La Vaticana, oltre i molti codici venutile a diversi intervalli da'Papi, s'ebbe le copiose raccolte degli Elettori palatini di Germania, de'Duchi d'Urbino e di Cristina di Svezia. I Granduchi di Toscana vollero che della Lau-renziana s'aumentasse per isplendidi doni il corredo. Alla Marciana crebbe lustro e valore la continua liberalità de' privati. Quelle chc meritano una menzione particolare sono le biblioteche ch'ebbero principio nell'età della quale si parla. Prima di valore e di tempo è l'Ambrosiana di Milano, che, fondata nel 1603, ebbe a costar ne' primordi oltre centomila scudi. Chi la u ideò con sì animosa lautezza ed eresse con tanto dispendio da'fondamenti », fu il Cardinale Federico Borromeo. « Per fornirla, scrive il Manzoni, di libri e di manoscritti, oltre il dono de' già raccolti con grande studio e spesa da lui, spedi otto uomini de'più colti ed esperti, che potè avere, a farne incetta, per l'Italia, per la Francia, per la Spagna, per la Germania, per le Fiandre, nella Grecia, al Libano, a Gerusalemme. Così riuscì a radunarvi circa trentamila volumi stampati e quattordicimila manoscritti. Alla biblioteca unì un collegio di. dottori (furon nove e pensionati da lui fin che visse; dopo, non bastando a quella spesa l'entrate ordinarie, furon ristretti a due); e il loro uffizio era di coltivare vari studi, teologia, storia, lettere, antichità ecclesiastiche, lingue orientali, con l'obbligo ad ognuno di pubblicar qualche lavoro sulla materia assegnatagli; v'unì un collegio da lui detto trilingue, per lo studio delle lingue greca, latina e italiana; un collegio d'alunni, che venissero istruiti in quelle facoltà c lingue, per insegnarle un giorno; v'unì una stamperia di lingue orientali, dell'ebraica cioè, della caldea, dell'arabica, della persiana, dell'armena; una galleria di quadri, una di statue e una scuola delle tre principali arti del disegno ». u Nelle regole, aggiunge il Manzoni, ch'egli stabilì per l'uso e per il governo della biblioteca, si vede un intento d'utilità perpetua, non solamente bello in sè, ma ili molte parti sapiente e gentile, molto al di là delle idee e delle abitudini di quel tempo. Prescrisse al bibliotecario, che mantenesse commercio con gli uomini più dotti d'Europa, per aver da loro notizie dello stato delle scienze e avviso dei libri migliori, che venissero fuori in ogni genere e farne acquisto; gli prescrisse d'indicare agli studiosi i libri che non conoscessero e potessero loro esser utili; ordinò che a tutti, fossero cittadini o forestieri, si desse comodità c tempo di servirsene secondo il bisogno ». Ed è inoltre u cosa singolare, che in questa libreria, eretta da un privato, quasi tutta a sue spese » s'abbia voluto fin da principio, che u i libri fossero esposti alla vista del pubblico, dati a chiunque li chiedesse, e datogli anche da sedere, e carta, penne e calamaio, per prendere gli appunti che gli potessero bisognare; mentre in qualche altra insigne biblioteca pubblica d'Italia, i
Morsoi.iv.
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