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CAPITOLO MIMO.
libri non erano ncmmen visibili, ina chiusi in armadi, donde non si levavano, se non per gentilezza de' bibliotecari, quando si sentivano di farli vedere un momento; di dare a'concorrenti il comodo di studiare, non se ne aveva neppure l'idea».
Contemporaneamente all' Ambrosiana ebbe principio in Padova la Biblioteca dell'Università per suggerimento di Felice Osio di Milano. Più indefesso d' ogni altro a caldeggiarne il concetto fu Domenico Molino, un patrizio veneziano, ricco di censo e di dottrina, riformatore allora dello Studio. Il decreto dell' istituzione è del 1G29; primo lièvito i libri e i eodici, legati ad essa da Benedetto Selvatico, un giurista di grido. Ne crebbero il patrimonio i doni successivi de' docenti, c l'obbligo che per decreto della Signoria incombeva a' tipografi veneti di trasmettere alla biblioteca un esemplare di quanti libri fossero usciti loro da' torchi. F linosa più ancora di quella dell'Università fu la Biblioteca ehe Gregorio Barbarigo, cardinale e vescovo di Padova, istituiva nel 1171 contemporaneamente al celebre Seminario, fondato ugualmente da lui. Rinomata fin da principio per una ricca collezione di codici ebraici, arabici, siriaci e caldaici, s'andò man mano ampliando per la munificenza talvolta de' privati e più spesso de' vescovi successivi. Aveva annessa una tipografia, largamente provveduta di caratteri latini, greci e orientali; d'onde per opera de' valenti maestri del Seminario e sopra tutti de' fratelli Antonio ; Giuseppe e Gaetano Volpi, secondati dall'artistica intelligenza di Giuseppe Cornino, uscirono quelle stupende edizioni di scrittori d'ogni genere e specialmente di classici greci, latini e italiani, ehe giovarono mirabilmente agli studi e costituiscono ancora l'ammirazione de' dotti e de' bibliografi.
Il Manzoni ha notato, quasi un'eccezione del secolo XVII, la saggia dispozione per la quale si doveva dischiudere a tutti l'Ambrosiana e somministrare agli studiosi il bisognevole per trarne gli appunti da' libri. A om>re del vero ò giusto ricordare ehe altrettanto si fece contemporaneamente anche da' Granduchi di Toscana. A Firenze , eome a Milano , i codici della Laurenziana si concedevano ugualmente agli studi degli eruditi. E dischiusa ugualmente agli uomini di scienze e di lettere erano la libreria granducale fondata nel secolo XVII, e la ricca collezione di Padri della Chiesa di Cosimo III. Ne meno degna di memoria è la biblioteca ehe raccoglieva eo' suoi risparmi e donava alla città di Firenze Antonio Magliabeeehi. La sua memoria vive sopra tutto per essa, ehe arricchita col proceder degli anni dal Comune si chiamò sino a tempi non molto remoti la Ma-gliabeeehiana.
Ciò ehe dal Magliabeeehi in Firenze, fu fatto in Roma da Angelo da Roc-eaeontrata, agostiniano, e dal cardinale Girolamo Casanate di Napoli. 11 primo de' due donò a' monaci del suo Ordine la preziosa libreria, ehe poi fu detta l'Angelica; l'altro legò, provveduta della-rendita di quattromila scudi, quella ricchissima biblioteca che continua a chiamarsi la Casanatense. Tra' patti imposti da entrambi fu prima la condizione ehe le biblioteche s' aprissero a comodo degli studiosi e del pubblico. E quel ehe s' è detto di Milano, di Padova, di Firenze e di Roma, e a ritenersi presso a poco della maggior parte delle altre città d'Italia. Chi si facesse a tesser la storia delle pubbliche biblioteche incontrerebbe, ehe le origini risalgono non solo al periodo del tempo ehe da' principi del secolo XVII si conduce a mezzo il successivo, ma ehe incominciano da lasciti per lo più di privati.
Nuovi soccorsi venivano agli studiosi dall'opera d' alcuni insigni uomini chc delle ricchezze, della dottrina e dell'autorità largheggiavano a benefizio delle scienze e delle lettere. Nessun'opera scritta ha lasciato Domenico Molino, il gentiluomo, benemerito, come s'è detto, della Biblioteca di Padova, morto il 1G35 in Venezia nell' età di poco più ehe sessantanni. E pure della molta dottrina di lui parlano assai spesso gli uomini più dotti dell'età sua; a lui dedicano i loro libri gli scrittori più insigni d'oltremonti; ripetono da lui molti lumi e larghe sovvenzioni alla pubblicazione delle opere loro parecchi Italiani del tempo. Emulo del Molino fu