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Cacciato di casa c diseredato, aveva incontrato un protettore nel Principe di Conca, grand ammiraglio del Regno e meeenate munifico di letterati c d'artisti. Il primo saggio di versi eh'egli dettò giovanissimo, furono u i Baci, » una lunga serie di madrigali, dove la facile varietà della rima non sa compensare la sdolcinata lascivia della materia, fritta e rifritta in mille maniere. 1 ' Baci » e gran parte delle rime amorose, scritte in quell'età spensierata, ritraggono al vivo il Mirini, sregolato, dissoluto, sempre in eaceia d'avventure amorose. Uscito di eareere, ove l'avea condotto il ratto di una fanciulla, ripara in Roma al servizio degli Al-dobrandini, salutatovi come un miraeolo di poeta per un'infinità di rime erotiehe, boschereccie, marittime, eroiche, lugubri, morali, saere, profane, in tutti i metri, in tutti gli stili. Cresee in fama a Ravenna e a Torino dove lo eonduee il cardinale Pietro Aldobrandini. La protezione dei eonti Tesauro, e il u Ritratto », un panegirico di Carlo Emanuele, in sestine, gli schiudono l'adito alle alte dignità della corte. Cavaliere e segretario, incontra un emulo invidioso in Gaspare Murtola, un facitore più fecondo che eletto di versi. A Torino il Marini lascia eorrere in un suo scritto un errore di mitologia. Al Murtola non par vero di eogliere in fallo il rivale per intaccarne la fama poetiea. E questa la favilla suscitatrice di gran fiamma. A un sonetto del Napoletano, che getta il ridieolo sul u Mondo Creato », il poema elie avea levato in qualche grido il Genovese, vicn risposto col u Compendio della Vita del eavalier Marini ». A questa satira, acremente mordace, si succedono, a breve intervallo , la u Murtolcide » e la u Marineide, » due raccolte di sonetti, botta e risposta, elie hanno natura di vero libello e vincono in virulenza i famosi mattaeeini del Caro. Il Murtola, soverchiato dall'impeto poetieo del rivale e impotente a vendicarsi eon le rime, tira un eolpo d'archibugio al Marini. Sorpreso, incarcerato e dannato a morte, ha salva la vita a intercessione del ferito. Tanta generosità d'animo non vale ad attutirne il raneore. Protetto dagli amici, il Genovese ripiglia la vendetta propalando la u Cueeagna, » un eom-ponimento dell'emulo in dispregio del Duea. Arrestato e rimesso, dopo breve tratto, n libertà, in forza d'una lettera del Manso che dichiara la u Cueeagna » Ira lavoro giovanile, il Marini muove, in onta alle carezze del Principe, alla eorte di Franeia. Accoltovi da' regnanti, protetto dal Conerai, festeggiato dalle donne u preziose », sovvenuto di largo stipendio dal pubblico erario, canta in un panegirico di seieento versi u lo stupore delle bellezze corporali della regina » eon le forme più esagerate delle quali si facesse pompa da' poeti, soliti a convenire ne' famosi palazzi di Rambouillet.
Durante il soggiorno in Torino, Carlo Emanuele aveva suggerito al Marini un poema sugli amori di Adone e di Venere. A Parigi il poeta profittò volentieri di quel consiglio ehc rispondea d'altra parte all'idea d'un'epopea, eoneepita da lu: fin d'allora , ehe nelle ease del Manso s'era sentito acceso dal desiderio d' emulare le prove e la fama del Tasso. Non v'era dubbio ehe il soggetto consonava interamente alla natura del tempo, alle abitudini, agli usi, a' eostumi della eorte, alle tendenze, a' casi, alla vita, in una parola, del poeta. E la quiete della corte di Franeia non poteva capitargli più a proposito nè più opportuna. L'Adone, disegnato in gran parte nella dimora di Torino, e lavorato eon tutta la lena dell'animo negl ozi di Parigi era bello e eompiuto verso il 1623. Il soggetto, o a dir meglio, la materia è, come si rivela anehe dal titolo, interamente mitologica. Amore, sferzato da Venere, ripara presso il Sole, chc gli suggerisce di armarsi di uno strale, temprato a bella posta da Vulcano. Adone, eapitato sul lido del mare, s'imbatte nella Fortuna, con la quale entra, invitato, in una barchetta e veleggi', sospinto da un vento eoncesso da Nettuno ad Amore, verso l'isola di Cipro. Accolto sulla spiaggia, è condotto al palazzo d'Amore. Chi ve lo guida è Cintio, un pastore, ehe nell' additargli un albero, germogliato dal pomo guadagnato da Venere, coglie l'occasione di raccontare il giudizio di Paride. Licenziato il pastore„ Adone si mette a cacciare, finché stanco dalla fatica si eoriea presso una fonto