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CAPITOLO SECONDO.
e vi si addormenta. Venere, uscita anch'ella in abito di eacciatrice per la selva, è punta da una spina. Bisognosa di lavarsi, corre alla fonte, dove, ferita dal novo strale di Amore, si accende d'Adone. 11 giovane, destatosi, la erede una ninfa e le medica la ferita del piede. Aeeortasi di quell'errore, la Dea rivela il suo nome e, salutata la rosa che la punse, regina de' liori, introduce il giovane nel palazzo. Mentre la madre attende alle faecendc domestiche, Amore si fa a narrare al nuo-v'ospite l'origine dell'edilizio, e come e quant'esso gli fosse earo per avere incominciato ad amarvi Psielic, di cui tesse per lungo e per largo la storia. Mercurio, solito a visitar di frequente il palazzo, s'incontra anch'egli, poco stante, in Adone. Argomento a quel primo colloquio sono i casi di Narciso, di Ganimede, di Cipa-risso, d'Ila e d'Atidc, clic il messaggere de' Numi narra minutamente per persuadere il giovane a non esser riottoso, ma a serbarsi costante a chi l'ama.
Sbrigate le faccende, torna intanto la Dea che, intromessasi in que' ragionamenti , Adone dalla caccia, perchè cscreizio di soverchi pericoli. La verità della parola di lei è confermata da una rappresentazione, dove il solo Mercurio si fa attore molteplice della favola d'Attconc e assistono spettatori Adone, Venere e Amore. Adone, colto all'ultimo atto dal sonno, non vede lo strazio d'At-tcone. Destatosi, è condotto da Venere in un giardino amcnissimo, diviso in cinque compartimenti, rappresentanti i cinque sensi dell'uomo. Gira intorno al primo, che diletta la vista, una fuga di portici, sulle cui pareti stanno dipinti gli amori di Apollo, di Diana e di Saturno. V'appare, ultimo, il pavone che porge a Venere occasione di narrarne la storia. Spiccano nel secondo, che rappresenta l'odorato, tutti i fiori più grati per olezzo e profumo. L'unico che vi manca è il fiore di passione,
Fiore, anzi libro, ove Gesù trafitto
Con strane note il suo martirio ha scritto.
Amore dormente, seorto da' due nell'aggirarsi ch'essi fanno per quel giardino, porge a Venere occasione di raeeontarne ad Adone la nascita, le vicende, la vita e di consigliarlo a guardarsene. Rallegra il terzo de'riparti, inteso a dilettare l'udito, il canto vario e armonioso degli uccelli e sopra tutti dell'unico usignuolo, ehe
Pria flebilmente il suo lamento esprime, Poi rompe in un sospir la canzonetta: In tante mute or languido, or sublime Varia stil, pause ciffrena e fughe affretta, Che imita insieme, e insieme a lui s'ammira Cetra, flauto, l'iuto, organo e lira.
Il luogo è popolato da genti di diverso sesso in sembianza di garzoni e di damigelle; in mezzo alle quali la Musica e la Poesia prorompono in un inno a Venere, seguito da un canto, che la Lusinga, nata d'un fiore, indirizza al Piacen Tra' molti alberi, ricchi di frutti dolei e soavi, che adornano il giardino del gusto, primeggia la vite. Le gocciola da' grappoli un liquore ehe si raccoglie in ruscello c fa morire ridendo ehi v' appressa le labbra. A mezzo il convito, imbandito in onore di Adone e al quale siedono tra gli altri Venere e Mercurio, sovraggiunge il Dio Moino, che eanta le vergogne del cielo, un eomponimento poetico di Pasquino, ov'è deseritto a eolori seducenti l'adulterio della Dea. A quetarlo sdegno di quest'ultima sorge Talia, che eanta, in eambio, di Amore. Levate le mense, si sehiude l'ingresso al quinto giardino. Mercurio, introdotti Venere c Adone nella torre del tatto, si ritira per lasciarvcli soli nel bagno, nella camera, nel talamo e in ogni maniera di laseive soddisfazioni.
A' giardini del senso sueeedono quelli dell'intelligenza. Adone, eondotto da Venere per l'onde d'un lago, approda a un'isola. Siede sul lido il pescator Fi-