;>!_ CAPITOLO SECONDO.
Ma eiò, che rende proverbiale sopra tutto il Marini, e 1' esagerazione della fonna. La natura avea profuso nel'animo di lui i tesori tutti dell'ingegno poetico : facilità di concepire, ricchezza di fantasia, orecehio musicale, copia unica, piuttosto chc rara, di modi e di forme. Da un esame accurato e imparziale d< ' componimenti giovanili secondo l'ordine cronologico, risulterebbe ad evidenza, che i primi passi, in onta a' vizi del tempo, andavano lungi dall'aceusare i difetti dell'Adone. Non poche delle poesie amorose, bosehereccie e marittime, possono equipararsi, senza tema d'errare, alle liriche più corrette del secolo XVII. La licenza sfrenata ineomineia in lui negli anni più maturi. Narra il Manso, che Torquato Tasso, profugo a Napoli, non dubitava di giudicare superiore ad ogni altra quella stanza della Gerusalemme Liberata, ov'è detto ehe Taneredi,
Giunto alla tomba, ove, al suo spirto vivo Dolorosa prigione il Ciel prescrisse, Pallido, freddo, muto, e quasi privo Di movimento, al marmo gli occhi affisse. Al fin sgorgando un lagrimoso rivo In un languido ohimè proruppe e disse: 0 sasso amato ed onorato tanto, Che dentro hai le mie fiamme e fuori il pianto.
E l'esagerazioni del Marini, solito a frequentare le case del Mauso e a raccogliere ogni giudizio c ogni detto dalla bocca dell'infelice poeta, ineoininciano appunto eoll'entrarc del secolo XVII. D'allora in poi ciò chc v'avea di difettoso nella Gerusalemme Liberata, diviene per lui alcun ehe di peregrino e di raro. Le norme del bello non son più quali ne' perfetti esemplari. Neil' Adone tu non incontri nulla d'intimo, nulla di spirituale. La vita v'è tutta materiale ed esterna. Il poeta non sa coglierla chc negli accidenti, nelle somiglianze e dissonanze apparenti : istituisce su queste paragoni e raffronti molteplici, capricciosi, arbitrari. De personaggi stessi i più sono allegorici , uè lasciano impressione alcuna che sia durevole. Il suo studio sta tutto in certe lambiccature, in ecrti giuoehi di parole, talvolta fin'aneo triviali, in certe antitesi e finezze di spirito, ehe egli chiama ricchezze di eonectti preziosi. A questi, che ritraggono il gusto del seeolo, il Ma rini sacrifica volentieri ogni norma, ogni regola, ogni eanone più rispettato, perchè-secondo lui,
È del poeta il fin la meraviglia.
E nell'Adone questa meraviglia risulta appunto da un cumulo di accidenti, ora somiglianti c ora diversi, tolti con artifizio studiato dall' esterno delle eose e dalle stesse persone allegoriche che campeggiano nell'intero poema; cumulo strano c inordinato, ehe deriva non tanto dall'osservazione, quanto da un z:,)aldone? ove il poeta aveva ammucchiato tutto ciò che di più strano gli avvenne di raccogliere da' poeti greci, latini, italiani e spagnuolil. E con tutto ciò la sua non è una fredda imitazione. Non importa che quell'ammasso d'idee e di concetti sia informe e senza vita: il Marini è il Prometeo chc a rianimarla possiede la scintilla del fuoeo divino. Il suo ingegno poetico , sostenuto dalla forza di una potente 'macinazione, e addestrato ad esprimere con arte meravigliosa le cose più ribeli-, sa trasformare quegli accidenti in imagini, e infondere lu esse vita c rilievo eoi ritmo de' versi, con la melodia delle cadenze, con la vocalità delle rime e de' suoni. Anche quando il pensiero scompare, rimane sempre qualche cosa di stupendo nel morbido impasto del colorito, nella sicurezza magistrale delle linee, de chiaroscuri, delle ombre.
Il Marini non ebbe profondità di sentimento religioso e nazionale, u Le Dicerie sacre », le rime religiose, e la u Strage degl Innocenti », un poemetto, ove in onta al