Lavoro nelle macchine
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Noi non sappiamo con certezza se i corpi celesti incontrino nel loro movimento una resistenza da parte del mezzo che li circonda. Se questa resistenza non esistesse, la possibilità d'un moto perpetuo degli astri non sarebbe in contraddizione con quanto si è ora affermato, imperocché con la supposta ipotesi non si verificherebbe alcuna dispersione di energia. Ma alla superficie della terra il moto perpetuo di un sistema è impossibile, perchè ó-impossibile evitare le resistenze passive, a vincere le quali bisogna necessariamente spendere dell'energia cinetica.
Al quale oggetto è bene di riportare qui alcune parole di Galileo : « La natura, per cosi dire, non « soffre d'essere defraudata ne' suoi effetti; di qua-- lunque modo si impieghi una causa, essa non è « capace che di un effetto determinato », e le altre di Balfour Stewart: « Noi vediamo cosi che le « macchine non rappresentano una fabbrica dove « si crea l'energia, ma piuttosto un mercato dove, « portando una cer^a quantità d'energia di certa « specie, si può cambiarla con una quantità equi-« valente d'energia di un'altra specie per noi più « conveniente; chè, se non vi si porta nulla, con « nulla certamente se ne ritorna ».
Si potranno perfezionare le macchine in guisa che il lavoro utile si accosti al lavoro motore, ma è impossibile di fare ch'esse eseguiscano oltre che il lavorò a cui sono destinate, anche quello di ripristinare la loro velocità.
Nèl mettere in moto una macchina, dovendosi comunicare una certa forza viva agli organi materiali ond'essa si compone, è necessario evidentemente di adoperare un lavoro motore maggiore di quello che sarebbe richiesto dalla somma de' lavori resistenti ; è però, se la potenza e la somma delle