Pavia
ulilitl alla classo povera ed operaia, alla quale somministra giornalmente linone e sane minestre, zuppe, brodi, carne, dietro il pagamento dì una tassa certamente inferiore al costo reale della consumazione. Il reddito dell'istituzione, assai aleatorio perii maggioreo minore concorso della beneficenza privata è di circa 3000 lire annue.
Concorre al manlenimcnln dell'Istillilo il Connine, con un congnio sussidio annuo. Olire le sminili-nislraziuni l'altea prezzi ridottissimi, nel 1893, la Cucina economica pavese provvide alla distribuzione completamente gratuita di minestre, carne e pane a circa 1200 persone sprovviste affatto di mezzi di sussistenza.
LA CITTÀ
Pavia sorge sulla sponda sinistra del Ticino, a meno di G chilometri dal punto ove questo famoso fra i filimi italici, dalle acque sovente tranquille ed azzurrine, ma sovente anche torbide, rapide e vorticose, dai larghi e boscosi isoioni, dalle rive pur fiancheggiate da belle e dense boscaglie di pioppi e d'altri alberi, là dove 11011 sono contenute da valide arginature, si getta in Po. La vicinanza, il contatto anzi della città col fiume, ha certamente contribuito nel dare a Pavia quel carattere, speciale che la distingue alquanto dalle altre città della piana lombarda. Tutta la topografia cittadina in Pavia è. si può dire, in relazione alla situazione della città sul fiume; le principali arterie, nelle quali si svolge il movimento diuturno della vita cittadina, sono o parallele o perpendicolari alla riva del fiume, sul quale tanta parte della città ancora cogli antichi bastioni fronteggia.
In ciò non si può errare, uè andare lontani dal vero, affermando che la Pavia moderna ha, quanto a topografia, salvo ben poche varianti, conservata la topografia dell'antica Ticinitm, municipio illustre del periodo romano. Un'occhiata alla pianta attuale della città, che ha, nel maggior nucleo suo, ancora la forma regolarmente quadrilatera delle città romane, colle vie in relativa simmetria, parallele e tagliantisi a perpendicolo, basta più di qualunque altra dimostrazione a parole per persuaderci di ciò. Per questo noi crediamo che poche città come Pavia serbino nella loro topografia l'impronta evidente dell'originaria loro romanità.
11 piano sul quale sorge la città è rialzato di 10 a 20 metri sulla sponda del Ticino e si eleva di 70 a SO metri sul livello del mare. Il corso Vittorio Emanuele è l'arteria principale della città, che per essa rimane divìsa in due parti quasi uguali per una lunghezza di circa 1200 metri dalla porta Milano a nord, alla testa del ponte sul Ticino. Le vie principali, che si intersecano pressoché ad angolo retto con questa massima arteria della vita pavese, sono: corso Cavour, lungo 054 metri, che conduce alla piazza Grande e per la porta già Borgorato, oggi Cavour, alla stazione ferroviaria; il corso Garibaldi, che conduce alla porta omonima (già Cremona), lungo un chilometro. Altre vie moderne, popolose, sono: la via Mazzini, il corso Cairoli, via Brolo, via Venti Settembre, via Roma, ecc., ecc.; belle, spaziose, monumentali le piazze: Grande, del Popolo, Castello, Gliislieri, Borromeo, dell'Ospedale, San Michele, Petrarca, ecc.
L'aspetto di Pavia, sebbene non vi manchino, anzi, come in seguito vedremo, abbondino i monumenti dell'antichità e grandezza sua — di quando cioè era un illustre e cospicuo municipio romano; di quando nei bassi tempi era capitale del regno guerriero dei Goti e di quello non meno belligero, ma più acclimatato, dei Longobardi; la città nella quale tanti re cinsero la corona d'Italia e tanti altri la perdettero ; la città prediletta, per la devozione sua, dagli imperatori ghibellini; la città dalle Cento Torri *e dalle auguste memorie — l'aspetto di Pavia è ora di una città che va rapidamente compiendo la sua trasformazione edilizia moderna, la sua evoluzione morale ed economica, staccandosi dagli usi e dalle tradizioni ormai insoffribili ed impossibili coll'indirizzo ed il progresso dei tempi, tentando di mantenere e d'accrescere, colla modernità della coltura e colla industre operosità della sua popolazione, quella fama, quel prestigio, quella ricchezza, che per altre ragioni — per ragioni essenzialmente politiche e militari — ebbe nel passato fra le città dell'Italia superiore.