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Parte Seconda — Alta Italia
palmo; ma gli Austriaci, presi di mezzo, incalzati dalla furia degli zuavi, impressionati dalla ferocia e dalle grida di questi nella lotta corpo a corpo, cominciarono a sgominarsi. a cercar di salvarsi di qua e di là; molti, spinti dall'irruenza degli assalitori, caddero o si precipitarono volontari nel rapido e profondo canale, sperando trovare salvezza nel nuoto; molti annegarono; altri, travolti dalle acque, non sapendo lottare contro la forte corrente si aggrappavano agli storili della riva, domandando pietosamente soccorso e non invano, poiché da generosi nemici furono tratti 111 salvamento.
Rotti, sbaragliati al ponte della Brida gli Austriaci non combattono che per coprire la loro ritirata più che precipitosa. Alle due del pomeriggio dopo quasi cinque ore di Combattimento il corpo d'esercito di Zobel era in piena rotta sulle vie di Robbio e di Rosasco, lasciando sul campo qualche centinaio di morti, oltre mille prigionieri e seicento feriti, una batteria, grande quantità di armi gettate dai fuggenti, bagagli e sàlmerie.
Le perdite della divisione Cialdini furono di cinquantasei morti e duecentocinquanta feriti, con tredici ufficiali. Gli zuavi ebbero a lamentare quarantasei morti, fra i quali un capitano e tre ufficiali e duecentoventinove feriti. Contemporaneamente Fanti, colla sua divisione, respingeva con un brillante fatto d'armi gli Austriaci da Confìenza.
Alle cinque ore del pomeriggio, dopo aver inseguito il nemico fin verso Robbio, i Piemontesi rioccupavano le loro posizioni davanti a Palestro ed il colonnello Cliabron riconduceva al bivacco lasciato nella mattina, il proprio reggimento, che era passato in rivista da Napoleone III, giunto da Vercelli, chiamatovi dal tuonar del cannone di Palestro e dal re Vittorio Emanuele, al quale gli zuavi fecero omaggio della batteria con tanto valore conquistata alla mattina sulle rive della Brida.
La battaglia di Palestro ebbe, come fu detto, l'effetto immediato di far sgombrare gli Austriaci dalla Lomellina e farli ritirare al di là del Ticino, per gli alleati facilitò il progettato concentramento a Novara, donde passato il Ticino, dovevano muovere alla vittoria di Magenta ed alla liberazione di Milano e della Lombardia tutta.
Rosasco (2583 ab.). — Questo Comune, già appartenente al soppresso mandamento di Candia Lomellina, fu, per effetto della legge 31) marzo 1890, aggregato al mandamento giudiziario di Robbio. 11 territorio si stende sulla sponda sinistra della Sesia, ad occidente di Mortara. — Rosasco (114 m.), capoluogo del Comune, alla Cui formazione concorrono la frazione Rivoltella e diversi cascinali, è paese di carattere completamente rurale, non privo però di qualche buon edifizio, di moderna costruzione e d'una bella chiesa parrocchiale.
Riccamente irrigato il territorio di Rosasco è fertilissimo e messo nella maggior parte a risaie ed a prati artificiali. Vi prosperano tuttavia il frumento, il lino, i gelsi. L'allevamento del bestiame e dei bachi da seta sono le industrio di maggior sussidio all'agricoltura; nel Comune vi sono anche due caseifìci e brillatoi per il riso.
Cenno storico. — Rosasco è luogo antico ricordato in documenti del periodo comunale. Nel 1011 fu ceduto in feudo da Arduino re d'Italia al vescovo di Pavia e durante le guerre del secolo XVI e quelle di successione fu più volte occupato dai belligeranti e danneggiato. Durante la campagna del 1859, tra Robbio e Rosasco campeggiarono circa sessantamila Austriaci, la metà dei quali prese parte al combattimento di Palestro e ricoverò nella disfatta in Rosasco onde riparare ai primi danni, rimanendovi due giorni, saccheggiando il paese ed uccidendo tre persone.
Coli, elett. Mortara — Dioc. Vigevano — P2 locale, T. e Str. ferr. a Robbio,
Sant'Angelo di Lomellina (1227 ab.). — 11 territorio di questo Comune si stende sulla rasa pianura cli'è ad occidente di Mortara lungo la sponda destra dell'Agogna e sulla strada interprovinciale che da Mortara conduce a Vercelli. — Sant'Angelo, capoluogo del Comune, è una borgata attraversata nella sua lunghezza dalla strada suddetta,