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Parte Seconda — Alta Italia
di telai, per circa 200 giorni dell'anno sempre in azione. L'istruzione pubblica è assai fiorente in questo mandamento, che conta, oltre le scuole elementari volute dalla legge, scuole secondarie ed istituzioni di insegnamenti sjteciali.
Vigevano (20,116 ab.). — Città vescovile, sede del Tribunale civile e penale, di un R. Liceo-ginnasio, della Conservatoria delle ipoteche, di un reggimento di artiglieria e di altri uffici pubblici. E una graziosa città a 116 metri sul livello del mare, posta su quel piccolo altipiano che si è formato tra la sponda destra del Ticino e la sinistra del Terdoppio. La città, che ha in pianta una forma quasi rotondeggiante, è divisa in quattro parti dalle due principali strade da cui è attraversata, la strada da Milano a Mortara-Alessandria-Genova, e quella da Novara all'Oltrepò. Tali parti furono dette quartieri di levante, di mezzodì, di ponente e di settentrione.
Vigevano si presenta col tipo delle piccole città lombarde, ed aggirandosi per le sue vie ed osservandone le costruzioni e lo stile dei maggiori edifizi il pensiero ricorre subito a Varese, a Monza, a Lodi, ecc. Siccome la città ha dovuto formarsi intorno alla grande mole del castello visconteo, ed in un piano ondulato od assai malamente livellato, cosile sue vie sono per la maggior parte a taglio irregolare, tortuoso e frequentemente spezzato. Bella però ed abbastanza bene allineata è la via Cairoli, per la quale si entra 111 città dalla stazione ferroviaria, via che 11011 disdirebbe in qualsiasi città di maggiore importanza.
Degli edifizi di Vigevano ha senza dubbio importanza capitale — per quanto orribilmente deturpato dalle continue manomissioni di quattro secoli d'occupazione militare — sotto l'aspetto storico ed artistico il castello (letto ora Regio Castello. L'edilizio, qua! è ora, sorge nel centro della città; ma, stretto all'intorno e dai porticati della piazza grande da un lato e dagli altri da una quantità di case private cresciutegli in giro coll'ampliarsi della città, diffìcilmente può dal visitatore essere osservato e studiato quale la sua grandiosità ed i suoi pregi architettonici e le memorie storiche che ad esso si collegano ne darebbero diritto Ed anche per visitarne l'interno, ammirarne le imponenti moli delle ali ed 1 vasti cortili e le loggie — ora in gran parte otturate da sconcie muraglie — dalle eleganti colonne, dalle slanciate arcate, dai capitelli finamente scolpiti, si frappongono innumerevoli quanto assurde difficoltà sollevate dal formalismo militare.
Il castello di Vigevano ha origini antichissime, salienti ai bassi tempi, delle quali non si è peranco potuto appurare l'estensione, ma che molto probabilmente si fanno riattaccare al periodo romano, poiché, per la sua posiziono fra i duo fiumi e sul Ticino specialmente, Vigevano fu sempre considerato, e dovette esserlo, luogo di grande importanza topografica e strategica e quindi in ogni tempo munito di forte presidio.
Il castello 0 rocca di Vigevano esisteva da parecchi secoli, ed aveva servito, nelle molteplici guerre del periodo comunale e signorile, ora per l'uno or per l'altro dei partiti preponderanti in Lombardia, quando Lodovico Maria Sforza detto il Moro (nato a Vigevano il 3 agosto 1451), preso da vaghezza di abitarlo, commise a Bramante d'Urbino di ricostruito ampliandolo, tramutandolo, da un antico arnese di guerra qual era, 111 una reggia artistica e suntuosa quale si conveniva a quel principe, che cercava di cattivarsi i popoli pure collo splendore delle opere d'arte da lui commesse 0 fatte ultimare e colla munifica protezione accordata agli artisti, dei quali la sua corte si popolava, e che rispondevano, per dir di pochi soltanto, ai nomi di Leonardo da Vinci, di Bramante d'Urbino, di Cristoforo Solari detto il Gobbo — dal Moro fra gli altri prediletto — di Dolcebuono, di Gaudenzio Ferrari, di Bernardino Luino, di Agostino Busti detto il Bambaia, di Ambrogio Fossano detto il Bergngnone. Mentre Cristoforo Solari ed il Busti con un'altra gloriosa pleiade di artisti attendevano alla Certosa (li Pavia e Leonardo alle conche del Naviglio, e l'Omodeo al Duomo, Bramante d'Urbino lavorava alla trasformazione della rocca di Vigevano in un castello per la corte ducale. Secondo