Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Pavia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (217/313)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (217/313)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Pavia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 302

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   Mandamenti e Comuni del Circondario di liotiliio
   207
   le ultime e più accurate indagini degli storici e critici d'arte contemporanei, e lombardi in particolar modo, il castello o palazzo ducale di Vigevano è forse l'unica opera, della quali incontestabilmente gli vada il merito, dal Bramante lasciata in Lombardia. E quello che più stupisce si è che mentre questo edilizio è storicamente accertato quale opera del Bramante, nulla o ben poco ha in sè, se ne togliamo la loggetta di mezzodì, che ricordi quello stile, quel fare che fu detto bramantesco, ma sul quale pende ancora dubbio fra gli eruditi e gli storiografi dell'arte se debba veramente attribuirsi al Bramante d'Urbino, od a quel Bramante di Milano, o Braniantino, artista provetto ed assai lodato nel suo tempo, ben ricordato dal Vasari, che operava d'architettnra in Milano verso la metà del secolo XV, una ventina di anni prima che vi capitasse 111 qualità di pittore il Bramante d'Urbino. Anzi, a leggere il Vasari ed altri storici, sembra che Bramante d'Urbino, 111 Milano, col contatto degli architetti che lavoravano alla mole iiumensa del Duomo ed a quell incomparabile monumento che è la Certosa pavese, abbandonasse i pennelli e la tavolozza per la squadra ed il compasso, studiando architettura sulle opere dei Cornami, le quali aveva sotto i suoi occhi e vedeva crescere, progredire, farsi belle di giorno in giorno. Comunque, il castello di Vigevano è opera che poco o nulla ha del bramantesco, o meglio, di ciò che per bramantesco ora s'intende — stile nel quale molto operavasi allora in Milano — mentre invece tiene molto del gotico imbastardito, ed ha grandi accenni al castello di Milano, Le finestre del castello di Vigevano, quelle che dal lato di mezzodì sono rimaste intatte, sono tutte gotiche e bifore (mentre 11011 va scordato che contemporaneamente, 0 quasi, si facevano nella Certosa di Pav ia le famose finestre della facciata, bifore è vero, ma a pieno centro negli archetti e con incomparabile grazia nella decorazione ed è assodato che quivi il Bramante 11011 mise mai mano), e anche le finestre del grande cortile, le arcate del portone, il grande atrio d'accesso sono tutte a sesto acuto; fatto veramente singolare se si pensa che Bramante d'Urbino finora ebbe fama d'esser quegli che coraggiosamente, risolutamente la ruppe coli ogni tradizione gotica e d'esser stato quegli che più d'ogni altro nell'architettura spianò la via trionfale al Rinascimento artistico italiano. Comunque, ripetiamo ancora, il castello 0 rocca 0 palazzo ducale di Vigevano, come in vario modo fu dagli scrittori sincroni 0 posteriori chiamato, è certo una frale opere più ragguardevoli di architettura rimasteci in Lombardia del secolo W, e l'architetto che seppe concepirlo, non fosse altro che per la grandiosità della mole, era ben degno di essere più tardi da Papa Giulio li chiamato in Roma a concepirvi l'organismo fondamentale di quell'altra mole immensa eli'è la basilica di San Pietro 111 \ aticano. Colla mina del Moro ed il precipitare della fortuna sforzesca, tramontò rapidamente anche la fortuna del castello dì Vigevano, che divenne successivamente ricettacolo degli eserciti invasori, francesi e Spaglinoli alternantisi per un quarto di secolo dapprima, poi spagnuoli per più di due secoli, dopo austriaci. Infine, per l'avvenuta cessione del Vigevanasco al re di Sardegna nel 1748, il castello servì alle truppe di questi, indi alta milizia del Regno d'Italia nel 1800, poscia nel 1815 ai Sardi 0 Piemontesi tino al 1859.
   Attualmente nel castello di Vigevano ha sede 1111 intiero reggimento di artiglieria da campagna; e ciò basta per dare un'idea della grandiosità dell edifizio. Inutile insistere sulle enormi e barbariche ìiianouiessioni che, senza un riguardo di sorta all'euritmia fondamentale dell'edilizio, al suo primitivo carattere, al suo pregio artistico, furono perpetrate 111 questi quattro secoli di occupazione militare. Si possono più immaginare che dire. Basta pensare che ogni nuovo ospite, ogni nuovo colonnello 0 comandante la piazza, 0 per capriccio 0 per opportunità 0 per far atto di padronanza, introdusse mutamenti nelFedifizio: fece aprire e chiudere finestre 0 porte, alzare od abbattere muri, mettere scale 0 toglierle, chiudere loggie artistiche e trasformarle ili stanzoni 0 corridoi, cambiare insomma faccia all'edifìzio, ed il lavoro di trasformazione non è finito ne finirà sì presto, perchè ogni nuovo colonnello si crederebbe da meno de' suoi predecessori se