Stai consultando: 'La Patria. Geografia dell'Italia Provincia di Pavia', Gustavo Strafforello

   

Pagina (218/313)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (218/313)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




La Patria. Geografia dell'Italia
Provincia di Pavia
Gustavo Strafforello
Unione Tipografica Editrice Torino, 1896, pagine 302

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Home Page]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   208
   Parte Seconda — Alta Italia
   non mettesse becco in qualche lavoro da compiere nel castello, non facesse, nella migliore ipotesi, rifare quanto fu fatto dal suo predecessore immediato.
   Cercare le traccie minute caratteristiche dell'opera del Bramante, opera esplicatasi in questo edifizio e nei particolari architettonici ed anche nelle pitture sotto gli innumerevoli intonachi e le infinite raffazzonature clall'edifizio subite, è ora cosa assai difficile. L'occhio esperto non può se non melanconicainente seguire le linee generali dell'edilizio, nei suoi varii grandiosi membri, cercare in qualche finestra, in qualche mirabile capitello e sopratutto nella mirabile altissima loggetta di mezzodì, ora deturpata ed annerita da un ignobile tubo di stufa che vi passa frammezzo, le ultime traccie, rimastevi dell'arte squisita di Bramante d'Urbino. Dal lato di settentrione, visto cioè dalla piazza maggiore della città al disopra del porticato che tutto lo ricinge, il castello di Vigevano serba ancora tratti della sua primitiva ed elegante grandiosità; bello sopratutto è il torrione a due piani, merlato, coll'orologio ; meglio ancora sarebbe se non avesse alla sommità la stonante sovrapposizione di un cupolino a cipolla, barocco, opera evidente del secolo XVII.
   Dopo il castello, l'edifizio che in Vigevano può attirare maggiormente l'attenzione del visitatore e dello studioso è il porticato che chiude per tre lati la piazza maggiore della città, edilìzio contemporaneo alla riedificazione del castello. Ecco la iscrizione del tempo, posta sulla porta che dalla piazza ducale dà accesso al castello, la quale ricorda l'anno della edificazione della piazza:
   Ludovicus Maria Sfortia vicecomes princ ¦ipatn Ioanni Galeacìo nepoti ab exteris et intestinis nwtibns stabilito posteci quam squallentes agros vigleranenses immissis fiuminibus fertiles fecit ad voluptuarios seccessus in hac arce veteres principimi edes reformavit et novis circumedifica tis speciosa etiam turri nmnivit popu
   li quoque habitationes sita et squalore occupatas stratis et expedìtis per wbem viis ad civilem lauticiam redegit dirru tis etiam circa forum veteribus edifici is armi» ampliava uc porlicibus circum dactis in liane speciem exornavit. Anno a salute Christiana nonagesimo secando supra millesimum et quadringentesimum.
   Questo edilizio, curioso per la sua uniformità, che dà alla piazza, su tre lati del rettangolo di cui è formata, l'aspetto di un grande chiostro, consta di una serie di arcate a pieno centro, sorrette da settantanove colonne in granito con capitelli pur di granito, l'uno dall'altro diverso e non troppo finamente scolpiti, sorreggenti un avancorpo di fabbrica, nel quale ad ogni arcata corrispondono finestre rettangolari, sulle quali poi s'aprono altre finestre più piccole a taglio circolare. Quest'edifizio circonda la piazza dal lato di mezzodì, occidente e settentrione; dal lato di levante la piazza è chiusa dalla grande facciata barocca del Duomo.
   A metà del lato settentrionale del porticato si apre l'atrio del palazzo Comunale, sotto il quale una bella lapide in marino di Carrara ricorda i cittadini di Vigevano caduti nelle guerre nazionali dal 1848 al 1870; un'altra ricorda un ufficiale e tre soldati pur di Vigevano caduti il 20 gennaio 1887 nello sciagurato fatto di Dogali. Nel vestibolo, di fianco alla scala d'accesso agli uffici municipali, è murato un pezzo di scultura antica del periodo romano decadente, III o IV secolo, rappresentante il Sacrificio di un toro davanti alle effigie dei numi. È un pezzo di ara votiva sulla cui parte superiore si leggono le ultime lettere della epigrafe dedicatoria. Questo frammento, trovato in luogo, è uno dei monumenti più attendibili che accertano dell'antichità cospicua di Vigevano.
   Nello stesso vestibolo, entro apposita nicchia, fu collocato a ino' di erma commemorativa il busto di Pier Candido Decembrio, insigne vigevanasco (1379-1477), giurista e statista di grande fama nel suo tempo, segretario di Stato del duca Filippo Maria Visconti, preside dell'aurea Repubblica Ambrosiana, legato di papa Nicolò V e di Alfonso li re di Napoli, autore di numerose opere giuridiche, teologiche, grammaticali, storiche, che lo fecero qualificare fra gli uomini più dotti del suo secolo. Al pianerottolo,