Mantova
Mantova andò a Venezia, onde coni porvi la quistione insorta tra il patriarca d'Aquileja e quello di Grado.
Durante queste vicende e destreggiandosi nel crescente conflitto fra l'Impero e la Chiesa, la contessa Matilde, alla quale il poco men che imbelle marito lasciava l'iniziativa e le redini dello Stato, aveva lavorato a rassodare la scossa autorità feudale, menomando particolarmente quelle libertà che le popolazioni, un po' strappandole e un po' prendendole, cominciavano a crearsi.
Il popolo mantovano, cui non potevano garbare le menomazioni alle sue libertà, che la contessa Matilde tentava introdurre, ripristinando certi ordinamenti feudali nei suoi Stati, preferendo ad 1111 padrone, forte e sicuro vicino, un signore lontano ed incerto qua! era l'imperatore, si mise dalla parte di questi ed assaltato il castello di Rivalta, nel quale sovente la contessa dimorava ed aveva rinchiuse molte delle sue ricchezze, lo saccheggiò e distrusse ( 1090). Fu pronta la contessa, 11011 appena l'imperatore Arrigo IV, amico dei Mantovani, ebbe nvalicate le Alpi per tornarsene in Germania, a tentare la riscossa, Piombò infatti su Mantova assediandola e dopo breve resistenza la prese e ridusse all'antica ubbidienza. Ma fu per poco, poiché, nell'anno seguente, ai 24 di luglio 1105, la contessa moriva nel suo castello di Canossa nel Reggiano.
Colla morte della contessa Matilde, Mantova e le altre città, a questa piò o meno rigorosamente soggette, spezzano risolutamente ogni vincolo di soggezione feudale ed affrancatesi interamente instaurano il regime comunale, già trionfante a Milano ed ni quasi tutte le città lombarde che alla metropoli fanno corona.
Nell'epico periodo dei Comuni, Mantova prende nella storia lombarda, chi ò pur parte integrante della storia patria, larga parto. Il nome di Mantova, dai cronisti ed annalisti dei secoli XII e XIII, è segnato fra quelli delle città più irrequiete e belligere. Durante la guerra decennale tra Milano e Como porge, nel 1119, valido aiuto ai Milanesi; dal 1125 al 13G6 sostiene la bellezza di ventuna guerra contro Verona; dal 1138 al 1317 ne ha nove con Cremona e contemporaneamente sei con Reggio, cinque con Modena ; poi altre con Parma, con Brescia, con Milano (1236-37), con Passano, Bologna, Padova, il Monferrato, Pavia, Vicenza, Treviso e perfino con Torino (1346). Guidata dal battagliero suo vescovo, Garsedonio, Mantova, nel primo periodo del conflitto fra Barbarossa ed i Comuni lombardi, tenne coli'imperatore, che di questo fatto premiò Garsedonio, nominandolo e mandandolo suo vicario in Romagna.
Ma al dichiararsi della Lega Lombarda e conoscente per prova fattane quali fossero gli intendimenti del fulvo imperatore e dei suoi ufficiali, Mantova manda i suoi delegati a Pontida e negli altri convegni, coopera colle altre città alla ricostruzione di Milano, manda colla Lega le sue truppe in Alessandria ed a Legnano; ed infine ì suoi rappresentanti, insieme a quelli delle altre città, firmano il trattato di pace consacrante l'indipendenza dei Comuni italiani « salvo la fedeltà all'imperatore » (1183). E questo, dopo la pace di Costanza, uno dei migliori momenti pel Comune di Mantova. Grandi opere pubbliche di abbellimenti, di utilità e di sicurezza per la città vengono decretati; è in questo momento che si migliora l'arginatura dei laghi, che si costruisce dal Pitentino il ponte di porta Molina ; che si amplia il perimetro della città; che si restaurano il Duomo e le altre chiese; clic si fabbrica il palazzo della Ragione, la torre della Gabbia e più tardi quella delle Ore; è sullo scorcio di quell'esagitato secolo XIII, sì intenso di vitalità tutta propria e caratteristica delle città italiane, che cominciano a sorgere nell'attuale piazza Sardelle i due monumentali palazzi gotici dei Bonaccolsi prima e dei Gonzaga poi, che figurano ancor oggi fra i massimi monumenti della città.
Verso la metà del secolo XIII cominciarono, per quelle cause che furono comuni in tutte le città lombarde e dell'Italia supcriore, a manifestarsi anche in Mantova le