Parie Seconda — Alla Italia
discordie interne, alimentate da due fazioni avverse, che s'erano andate formando: degli Accoatti — o patrizi — e degli Agnelli, rappresentanti il partito popolare. In uno di quei primi conflitti trovò, per opera degli Avvocati, la morte lo stesso vescovo Guidotto, heneviso dal partito popolare (1235), La scomunica per parte di Roma, lo esilio degli uccisori e la demolizione delle loro case per parte del popolo seguirono quest'eccidio, ila invece di sedare gli animi fu come versare olio sulla fiamma, Le animosità scoppiarono più violenti, le rappresaglie dall'una parte e dall'altra s'avvicendavano sempre piti terribili e sanguinose. Ai malanni interni si aggiunsero le lotte esterne: le guerre con Verona e Cremona, interminabili ; poi l'assedio posto nel 123G da Federico II alla città sì poco ossequente della dignità imperiale, d'avere aderito alla seconda Lega Lombarda formatasi contro quell'imperatore. Ed in questa circostanza la resistenza di Mantova fu sì valida che l'imperatore, a cui il malcontento delle sue truppe e la mancanza di danaro non consentivano di campeggiare più a lungo 111 Lombardia, desistette dall'assedio, venendo a patti onorevoli colla città.
l'iù tardi Mantova fu assediata da Ezzelino da Romano, vicario imperiale e capo dei Ghibellini nel Veneto; ma la lunga e valida resistenza dei cittadini diede tempo ai Padovani di ribellarsi all'etterato tiranno, che per ricondurre ali ubbidienza quella città fu costretto a togliere l'assedio da Mantova e ringuainare i propositi di vendetta manifestati contro quest'ultima per la ostinata sua resistenza. Queste vicende non distoglievano il Comune dal l'attendere alle opere di ampliamento e di risanamento della città, ed in questo periodo venne in gran parte compiuta l'opera colossale e dispendiosa delle arginature e deviazioni dei laghi in modo da risanare per quanto era possibile la città e l'Agro circostante: opera fondamentale che in gran parte giunse tino ai nostri tempi e rese possibili tutti ì successa i miglioramenti. In pari tempo furono selciate le strade interne della città, rafforzati i bastioni e le mura, completata la sede del Comune e nel territorio furono riedificati e riattati molti castelli che nelle passate guerre avevano assai sofferto e principalmente il cospicuo borgo di Castiglione delle Stiviere, ch'era stato completamente distrutto. Così sullo scorcio del XIII secolo Mantova era senza contrasto annoverata fra le più belle e cospicue città di Lombardia e con una popolazione superiore all'attuale.
Nella seconda metà del medesimo secolo XIII si riaccesero più che mai ardenti le ire cittadine ed i sanguinosi contiitti non tardarono a rattristare la città. Le famiglie patrizie che maggiormente s'agitavano per affermare la supremazia loro e delle loro fazioni e soffiavano su queste discordie, erano quelle dei Casaloldi, dei Zanecalli, dei l>oiinccolsi, degli Arlotti, e dal 12GB al 1275 fu, si può dire, un continuo tumultuare e battagliare per le vie della città, un alternarsi di vicende fortunate o contrarie per l'ima o l'altra fazione, senza però che il popolo avesse a conseguire ciò che più desiderava, pace duratura, libertà vera e giustizia. Nell'intento di far cessare questo stato di cose e di togliere di mezzo le cause di tanti torbidi e di tanti danni per la gran massa della popolazione, alcuni cittadini si accordarono per consegnare Mantova ad Obizzo d'Este, marchese di Ferrara, capo dei Guelti e uomo allora di grande autorità. Ma scoperta la traina dai leggitori del Comune ì congiurati furono in parte uccisi, altri si salvarono colla fuga, mentre le loro case, come quelle di traditori, venivano distrutte a furia di popolo. Continuarono per ciò più accanite che mai le fazioni nobilesche a dilaniare la città; finché, per far cessare le turbolenze, fu deliberato di dare a due cittadini patrizi il potere assoluto, onde, col titolo di capitani del popolo, amministrassero la giustizia e facessero ragione dei perturbatori. Al delicato ed importante ufficio vennero eletti Pinanionte Bonaccolsi ed Ottonello Zanecalli; ma il primo, invaso dall'ambizione di primeggiare e di farsi assoluto signore della città, si tolse di mezzo l'ingombrante collega, facendolo proditoriamente assassinare. Compiuto questo misfatto e favorito dai nobili ed ni particola!- modo dai Casaloldi, suoi intimi aderenti,