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Parte Terza — Italia Centrale
autorizzò la soppressione dell'autonomia comunale (1549) e il protettore diventò governatore perpetuo e signore.
Il periodo successivo portò il trionfo del principio oligarchico e la formazione di un patriziato, che ebbe il privilegio delle magistrature cittadine e si distinse per militari virtù nelle guerre di quel secolo e del XVII in Levante, in Ungheria, 111 Francia contro gli Ugonotti, nelle Fiandre, ecc., ultime gagliardi e ereditate dal Comune. Ma nessuno le sentì nell'indomito petto più fieramente di Antonio Bracacelo, giovane popolano, caporale nelle guerre ili Ungheria, che, assediato nella fortezza di Tutta dai Turchi, disperato della difesa, appiccò fuoco alle polveri e saltò in aria con molte centinaia di nemici, irrompenti all'ultimo assalto.
Il secolo XVIII, inaugurato coi processi alliberò pensiero e le condanne pronunciate contro molti velletrani dal tribunale dell'Inquisizione (liei. edit. dal Cracas, Roma 1719), va notato, nel suo declinare, per i tumulti del 17SS, provocati dalla boriosa insufficienza dei nobili degenerati e dal lungo mal governo del cardinale Albani.
La repubblica del 179S, per (pianto effimera, ebbe conseguentemente in Velletri un carattere locale di rivendicazione popolare per parte dei novatori (Cost. del gov. dem. in Veli, 17 febbraio 1798), 1 quali bruciarono il libro d'oro ed abbatterono la statua colossale, in bronzo, di I rbano \ III, opera del Bernini, posta nel mozzo della piazza del Trivio, ora Cairoli, vendendone ì frantumi a vii prezzo. Il capo però del movimento, Dionisio Pagnoncelli — un prete — fu assassinato, a furia di popolo, in Civita Lavinia, e la massa dei contadini, levatasi m armi a Velletri e nei paesi vicini, per soccorrere ì sollevati di Roma, nella sera del 27 febbraio 1798 si scontrava a Castel Gandolfo con i Francesi «mandati da Murat e veniva sconfitta e dispersa (I'ellisseiu, Quadro storico degli avvenimenti più interessanti, ecc.).
Nel 1809, sotto il Governo francese, Velletri fu sottoprefettura del dipartimento del Tevere, con 42 Comuni. Nel 1832 Gregorio XVI sopprìmeva la giurisdizione decanale del cardinal-vescovo e creava Velletri capoluogo della nuova provincia di Marittima.
Due fatti d'armi, nei due ultimi secoli, ebbero luogo sotto le sue mura, i quali grandemente influirono sui destini dei Borboni di Napoli. Nella battaglia del 10 agosto 1744, Carlo III, vincendo ì Tedeschi di Lobkowitz, fondò la dinastia; nel 19 maggio 1849 Ferdinando II, fuggendo innanzi alle milizie romane ed a Garibaldi, iniziò la serie delle sconfitte, che costrinsero Francesco II a calcare la via dell'esilio.
Nel 184S Velletri mandò una compagnia di civici mobilizzati nel Veneto col corpo di spedizione sotto gli ordini del generale Ferrari, e diede il suo contingente al indumento ed al martirologio nazionale, dalla difesa dì Roma a Monterotondo e .Mentana.
Ila Velletri una buona tradizione artistica che incomincia con Andrea Velletrano, il suo Giotto, uno scolare del Cavallini. Secondo il Lanzi operò in Roma ed aiutò il maestro nelle pitture della cappella del Corporale nel duomo d'Orvieto. 11 Rosini dice che si accostò alla scuola sanese : il Boni lo chiama pittore nazionale. Se ne riproduce uri trittico colla data del 1336, ora nel Museo di Napoli (tìg. 224). Fn inciso e pubblicato dal D'Angincourt nella sua opera L'Iiistoire de Puri (Paris, Treuttel et Wurtz, 1823).
Furono buoni pittori Giovanni da Velletri (1414), Luciano (1435-1441) che dipinse alcuni affreschi nel pellegrinalo dell'Ospedale grande di Siena, e Lello, che operò a Perugia intorno al 1487. Questa tavola di Lello (fig. 225), che si conserva in Perugia nella Pinacoteca Vaniiucci, vuole l'Orsini (Risposta alle leti. piti, di A. Mariotti) che potesse servire di modello al giovinetto Pietro Perugino.
Virginia Vezzi (1600-1638), moglie del pittore Simone Vovet, fu valente pittrice al servizio della regina Anna d'Austria. Conobbe anche l'intaglio e la miniatura. Il pittore francese David copiò una sua Giuditta con Oloferne, incisa dal Melimi (Zani e Nagler, Op. cit.). Dagli stessi è ricordato Silvio Salcio, scultore (1650); e da F. A. Visconti (Città e famiglie celebri) Luigi Saliinei o Salimbeni, pire scultore, del secolo scorso.