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leonardo
loro cultura. Uomini come i tre interlocutori Poreniani, che serbano pel buon Ruggero Bonghi, quale autorità estetica, una venerazione addirittura esilarante, mostran di campare, nella vita intellettuale, in a: strato per lo meno di quarant'anni. Prima di prendersi il diritto di parlare, sarebbe stato lor dovere di assimilare ciò che in questo tempo in Esteì a fu prodotto discusso stabilito. La qual cosa però avrebbe richiesto parecchia fatica, della quale invece Albio, l'interlocutore saputello, sente di poter far benissimo a meno ; tanto è vero che a precisare l'essenza dello stile, lancia ad un certo punto addirittura una sua teoria cosidetta delle tre Provincie del discorso; cioè : pensiero-puro, stile, lingua, autonome in processo di genesi, spiccatamente differenziate e limitate reciprocamente, come può rilevarsi con gustosi particolari da due capitoli dedicati appunto all'esame di questi rapporti interprovinciali.
E il libro per chi ha voglia continua ancora un pezzo. Noi possiamo arrestarci a questo punto, che invero abbiamo a sufficienza elementi da farsene un'idea, senza tema di sbagliarci.
Principii come quelli del P. che urtano con presunzione tanto insolente contro i resultati d' un' indagine proficua come negli ultimi anni fu l'indagine estetica, perdon fin diritto ad esser discussi; a quel modo istesso che non si discute quell'opinione che si sa non avere altro fondamento che l'ignoranza. Ma in questo caso all' ignoranza va unita la malignità ; e d' un ignorante maligno si sa che non esiste avversario peggiore e più irrefutabile.
Assai bene per altro in quelle variazioni che i suoi interlocutori fanno sui grami temi del dialogo, e nelle loro esemplificazioni che vorrebbero esser socratiche e non riescono che disadatte e brutali, riesce il P. a cuo-prirsi di ridicolo ; quello stesso ridicolo ch'egli intenderebbe gettare su alcune teorie che vuol combattere, lui ! in nome di che razza di nuove teorie s'è un po' visto ! Onde la parte del suo libro che si legge con minor fastidio è quella più infiorata di questa pervicace malignità, che ferisce nessun altro che il P., ma è intesa a preferenza contro il maggior rappresentante degli studii estetici in Italia, Benedetto Croce, le teorie del quale non hanno certo bisogno di difesa, e tinto meno della nostra difesa. Il P. si scredita e si diffama sufficientemente da sè stesso. Quel suo capitolo Se la lingìia sia il prodotto d'una attività dello scrittore (beneficiata del Croce) é un capolavoro di verbosità tanto inconcludente quanto boriosa, di ironia miserevole, di spirito scipito, giacché, per chi non sapesse, il P. oltre a cuor di leone, ignorante autentico, pitiful pensatore ecc. cerca d' essere anche uomo di spirito, ed affligge de' suoi reiterati calembours il già da tante parti afflitto lettore. Mi duole non poter citare per intiero quel capitolo ad esilarazione grande di chi mi legge. Citarlo a frammenti equi-