Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana Dalla metà del 700 ai giorni nostri', Giacomo Zanella

   

Pagina (48/194)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (48/194)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana
Dalla metà del 700 ai giorni nostri
Giacomo Zanella
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 192

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   46 capo i.
   Ine notti, che precessero il cadere della Repubblica, i discorsi di Pesaro di Battaglia e di Valleresso poteano risuscitare l'antico valore , se i patti del tradimento non fossero già stati conchiusi. Anche la eloquenza del foro che a Goethe parve, nè senza ragione, un po' troppo teatrale, essendo pel tenore di quella procedura le più volte estemporanea, domandava pronto ingegno piena conoscenza della legl e vivace parola; iir essa si segnalarono sul finire del secolo gli avvocati Santonini di Venezia ed il Cordellina di Vicenza, che si alternavano le vittorie, e alle cui arringhe, come a straordinario spettacolo, accorrevano gli stessi
   StranL'Università di Pavia ebbe nell'ottocento il suo periodo più florido e pe'ricchissimi musei di storia naturale e pel valore de' suoi professori, fra i qua i Spallanzani e Volta. In Milano sedici de'principali patrizi fondarono Società l alatina per la pubblicazione della raccolta degli Scrittori delle cose italiche del Mu-
   rat°rMa da questa gravità di studi, che in onta alle frivolezze de' costumi andava pigliando piede in Italia, era ben lontano ancora il teatro. Pietro Metasta-sio (1696-1782) e Carlo Goldoni (1707-1797) non cadono veramente ne limiti del mio lavoro - nel 1750, il primo da ventun anno era già poeta di Corte a Vienna; il secondo,'abbandonata l'avvocatura di Pisa si era scritto poeta compositore in una compagnia comica, ed avea dato al teatro le sue migliori composizioni. Ciò non ostante, avendo l'uno e l'altro continuato a regnare sulle scene fino al cadere del secolo, anzi il nome di Goldoni essendo entrato con accrescimento di gloria nel nostro, credo ben fatto dire alcuna cosa de' loro drammi.
   Il secolo decimottavo è tutto nella persona e negli scritti del Metastasio. secolo artificioso soffocò nella sua anima que' semi sinceri di alta e gentile poesia, che la natura vi aveva deposti. L'educazione avuta dal Gravina e dal Caropresc era stata delle più semplici e più virili; in una lettera del 1706 a Saverio Matte! egli dice- Voi mi avete fatto riandare il tempo felice, che fra la puerizia e l'adolescenza ho nella Magna Grecia non meno utilmente che lietamente passato. Ho alitata di lei nuovo la cameretta, dove il prossimo fiotto marino lusingo per molti mesi soavemente i miei sonni: ho scorso in barca con la fantasia U spiaggia vicine alla Scalea: mi son tornati in mente i nomi e gli aspetti di 6 ite Lia, di Belvedere, del Cetraro e di Paola: ho sentito di nuovo la venerata voce dell insigne-filosofo Gregorio Caroprese, che mi conducea quasi per mano ne vortici dell'allora regnante Renato (Cartesio). Parmi di vederlo affannato a persuadermi che un suo cagnolino non fosse che un orologio: lo veggo ancor ridere, quan.o dopo avermi per lungo tempo tenuto immerso in una tetra meditazione, facendomi dubitar molto d'ogni cosa, si accorse ch'io respirai a quel suo: Ego cogito,, ergo sum: argomento invincibile di una certezza, eh io disperava di mai pm ritrovare. A questa schietta e forte educazione, che il Gravina volle nel suo alunno, educazione che richiama alla mente Pitagora e i suoi collegi fiorenti ni antico in que' medesimi luoghi, nocque il secolo ammanierato, che non gustava , anzi abboniva tutto ciò che fosse naturale cosi ne' costumi, come nelle arti c nelle lettere. V'ha di più vera poesia nelle poche righe qui sopra citate, che in tutti i melodrammi, canzoni e canzonette del nostro autore. I Gravina tanto valente nella critica, quanto infelice nell'arte della tragedia, volle che il suo alunno si calzasse il coturno di Sofocle e di Euripide; ma de' precetti e de desideri del maestro, Metastasio fece quello che avea fatto degli averi del benefattore; dissipò gli uni c gli altri. Era onesto, bonario, gioviale: amava gli spassi e le lautezze del vivere; il cembalo di Euterpe non il pugnale di Melpomene ora per Imi Fra le magnificenze della corte di Vienna egli non poteva dimenticare ,1 chiasso del carnovale di Roma, che costringeva Goethe a starsene in casa. In questo momento, scriveva alla Romanina nel 1733, che secondo l'orologio di Roma sanano le 21 ore, comincierà la frequenza de' sonagli pel Corso. Eccoli canonico De Ma-