Stai consultando: 'Storia della Letteratura Italiana Dalla metà del 700 ai giorni nostri', Giacomo Zanella

   

Pagina (49/194)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina      Pagina


Pagina (49/194)       Pagina_Precedente Pagina_Successiva Indice Copertina




Storia della Letteratura Italiana
Dalla metà del 700 ai giorni nostri
Giacomo Zanella
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 192

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

Aderisci al progetto!

   
[Progetto OCR]




[ Testo della pagina elaborato con OCR ]

   capo 1. 47
   gistris che apre Vantiporta: ecco il signor Abate Spinola, ecco Cavanna: ecco tutti % musici di Aliberti. Chi sarà mai quella maschera che guarda tanto la nostra piastra; fa; un gran tirar di confetti, e non può star fermai È certo l'abatino Bizzacari. E quel bruitone così lungo che esamina tutte le carrozze, fosse mai il bellissimo Piscitelliì Ecco il conte Mazziotti, che va parlando latino-ecco i cortigiani affettati vestiti di carta. Ma vengono i barberi: eccoli eccoli. Quanti sono? nette. Chi va innanziì il sauro di Gabrielli, ma Colonna lo passa. Uh! Gesù Maria, che cosa è statoì JJna creatura sotto un barbero: sarà morta; povera madre! Lo portano via? no, no: era un cane. Manco male. Dica chi vuole; è un grave piacere la forte immaginativa. È veramente l'immaginativa li Mestasi) era fortissima di natura, ma le dottrine e gli esempi ehe prevalevo nel suo tempo, l'indebolirono e quasi la spensero. La lettura dell' Aminta, fid.° c dell'Adone, libro suo prediletto, restrinse la sua mente in certi conimi, eli egli non seppe mai superare; e diede a' suoi pensieri un colorito troppo scarso e troppo uniforme rispetto all'immensa varietà di soggetti trattati da lui L amicizia dell'attrice Bulgarelli, la Romanina, e l'allegra vita in casa di lei lo distolsero interamente dai severi studi della sua giovinezza, e fecero che si desse al melodramma, allora in voga ne' teatri, nel quale egli già si era segnalato col-XLndimione,\ Angelica e la Galatea. Ma come se gli suonasse nell'anima il rimprovero dell'aiuterò Gravina, cercava di dare a que' suoi melodrammi, per quanto gli era possibile, la forma della tragedia; si ostinava anzi a dirli vere tragedie ette per piacere punto non abbisognavano della musica. Tanto si rileva dal suo Estratto della Poetica di Aristotile. Per questo sceglieva ad argomento i grandi nomi dell antichità, Didone, Ciro, Catone, Semiramide, Temistocle, Artaserse, Ze-nobia Attilio Regolo, Tito. Ma questi eroi ed eroine prima di giungere a Roma
   0 a Napon ad indossare la porpora tagliata per loro dal Metastasio, passavano pie Versailles e pel Louvre ad impolverarsi il capo colla cipria di Corneille di Rlcine e di Quinauk; in Italia poi attraversavano gli orti dell'Arcadia, da'cui pigliavano i lezn del sentimento e le sdolcinature della parola. Piglio la Clemenza di Tito, che si giudica il migliore de' suoi drammi storici. Quando lo lessi da fanciullo, ricordo di non avere trattenute le lagrime all'amicizia di Annio per Sestio ed alla lotta terribile fra la riconoscenza e 1' amore in Scstio medesimo: ricordo di avere mandato a memoria il monologo di Tito, ove commisera la sorte dei re^ ed invidia l'umile condizione degli abitatori delle capanne. Ho volato questi giorni rileggere quel dramma; e rileggerlo dopo la lettura del Cinna di Corneille , da cui il Metastasio ha tolto 1' azione. ..Per quanto siano prolissi i dialoghi del tragico francese; per quanto certe espressioni di amore siano inverosimili in bocca romana , confesso che in quelle tragedie v' è Roma in tutta la grandezza delle sue colpe e delle sue glorie. Tito Livio e Tacito non parlano diverso linguaggio. Straniero agli amori Augusto mantiene la sua dignità, non d altro sollecito che del bene de'popoli; il Tito del Metastasio invece ha l'aria d un pnncipotto qualunque in contesa di amore coi suoi cortigiani. Cinna e Mas-limo confidenti di Augusto, de' quali il primo lo consiglia a rinunciare l'impero
   1 altro a mantenervi, rappresentano veramente i pensieri che allora agitavano Augusto. Tito con Scstio ed Annio parla quasi sempre della scelta di una sposa. Anche nell Attilio Regolo gli stessi intrighi di amore; Licinio tribuno della plebe amante di Attilia figliuola dell'eroe; e Beroe, prigioniera africana in casa di Regolo, antica amante d'Amilcare, che viene ambasciatore de' Cartaginesi con Regolo in Roma.
   , Quefti eroi metastasiani che alle più sublimi virtù accoppiano le smancerie de involi amori, placcano mirabilmente ad una società lisciata, profumata, cascante di mollezza, e chc in pari tempo si gloriava de' suoi avi e portava al fianco la spada. Non si badava se il linguaggio fosse proprio di quelle persone : ttomani, Greci, Persiani, Assiri, Cartaginesi invocavano gli stessi Dei e le stesse