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Storia della Letteratura Italiana
Dalla metà del 700 ai giorni nostri
Giacomo Zanella
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 192

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPO I.
   furie di Averno; maledicevano gli stessi pianeti autori delle loro sventure; sfogavano la loro passione amorosa coWidol mio , col mio fuoco , coi mio sole, non altrimenti clic Tirsi e Dameta all' ombra dei boschetti di Arcadia. Quindi nell'età nostra, in cui gli studi storici con accuratissimo esame hanno descritto gli speciali usi c costumi di ogni popolo, le sconvenienze del dramma metastasiano offendono più assai che non faceano al tempo de' nostri maggiori. Chc se non fosse il rispetto ad un nome chc fu per oltre mezzo secolo una gloria della nazione, direi che spesso i suoi croi sono ridicoli, se il ridicolo nasce dall' accozzo di cose che naturalmente sono disgiunte. Ma la chiarezza, se non la purità, della lingua ; la fluidità del verso pieghevolissimo ad ogni esigenza della musica, e le profonde sentenze racchiuse nel breve giro di un'arietta, e per virtù della rima facilissime a ritenersi, hanno reso popolare in Italia e fuori il nome del Mcta-stasio; al che peraltro convicn dire che ha molto giovato la musica, la quale non conosce differenze di lingue. Voltaire, Rousseau, Laharpe lo hanno lodato: anche oggi qualche Inglese lo cita: c forse gli stranieri, che trovano la lingua sua più facile die non quella d'altri nostri scrittori, lo leggono più volontieri di noi. Avviene lo stesso del Tasso a fronte dell'Ariosto scrittore più fino. Non occorre poi ch'io soggiunga, come parlando di un autore drammatico, male si giudicherebbe di lui dietro una semplice lettura delle sue opere. Conviene giudicarlo dall' effetto che i suoi drammi producono in teatro: molte inverosimiglianze che offendono nella lettura di Mctastasio, davano luogo a magnifici colpi di scena, clic eccitavano l'entusiasmo negli spettatori; e la grandiosa decorazione, e l'onda prepotente dell'armonia trasportava i cuori in un mondo fantastico, in cui la parola del poeta per poco non andava perduta. Fosse d'oro o di ferro la chiave che apriva la porta di que'regni incantati, niuno se n'accorgeva; croi superiori alla natura, re sempre magnanimi, donne sempre onorate, schiavi sempre fedeli, virtù sempre trionfatrici, amori sempre casti, intrecci duplicati e triplicati, riconoscimenti per mezzo di un nastro, di un anello o di una lettera, tutto si perdonava, tutto si dimenticava nell'abbagliante splendore della scena, e nella magica onnipotenza del canto. In una cosa Metastasio si scosta da' suoi predecessori e da' francesi modelli, nella rapidità del dialogo sempre vivo e calzante: la musica non permetteva al poeta d'indugiare circa un periodo, o di perdersi nel giro di una perifrasi. In questo Metastasio annunzia l'arte moderna : nel resto è il più compiuto rappresentante dell'arte ammanierata e mascherata de' suoi giorni.
   Carlo Goldoni sarebbe il perfetto contrapposto di Metastasio se ne' luoi drammi avesse sempre mantenuto ciò che si era proposto, naturalezza e verità. Nel capo ultimo delle Memorie egli dice: tutto lo studio da me adoperato nella composizione delle mie commedie è stato di non guastar la natura ; ed in altro luogo delle stesse Memorie si rallegra di esser riuscito ad assuefare gli spettatori a preferir sempre la semplicità al bello artifizioso, e agli sforzi della immaginazione l'ingenua natura. Ma l'opera di lui non rispose sempre al bellissimo assunto; nè la colpa è più di lui che de'tempi. Quando, dopo lungo ondeggiare, risolse di dedicarsi interamente al teatro, trovò ricercate ed applaudite sulle scene le così dette commedie dell'arte, o commedie a soggetto. Si distribuiva un abbozzo di dramma, disegnate le parti e le scene principali: il dialogo si commetteva interamente alla valentia degli attori. Il popolo accorreva voglioso a questi spettacoli, perchè la parola nata all' improvviso dalle circostanze era più naturale che se tratta dalla memoria ; e la libertà dell'improvvisare permetteva vivaci e spiritose allusioni a fatti e persone del giorno, per cui un dramma notissimo poteva riuscire sempre nuovo. Era difficile trovare attori di tanto ingegno e dì tanta misuratezza di parola da non eccedere nello scherzo e nel frizzo, e per trascorrimento di facondia non precipitare l'azione; e per questo si abborracciarono certe poliantee drammatiche, dette pistolotti, ove ogni attore l'amoroso, il padre nobile, il servo trovava sentenze, proverbi, fatti ed apologhi convenienti alla sua parte. Per eccitare poi