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Storia della Letteratura Italiana
Dalla metà del 700 ai giorni nostri
Giacomo Zanella
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 192

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a cura di Federico Adamoli

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   CAPO I. 49
   fiUiitii della folk non mancavano i motti festivi, ed i giuochi di parole spesso a o.iseapito del buon costumo e del pudore. Spesso intervennero le le—i a frc! nare questa quasi feseennina lieenza della commedia, la quale per più seeoli tu la delizia dell Italia, e durò sulla scena anche dopo 'che l'operai musica t aveva caeeiata la tragedia e la vera commedia. Le maschere erano un potentissimo ajuto. Arlecchino, servo balordo, con quel suo abito rattoppato a vari colori per distare la sua condizione di mendieo: Brighella, servo raggiratore e brieeone • ftT0 la hvrea1 c mapchera bruna sul volto: Pantalone negoziante veneziano m veste nera e eon berretta di lana: il Dottore, laureato di Bologna, eon mezza nasehera al volto, e eon vestimento secondo il eostumc di quella Università- e le maschere minori derivate da queste quattro principali, Pulcinella,, Tartaglia, Co-\ nn Tramaglino, il Capitano Spaventa o Spampana, rappresenta-
   vano immutabilmente gli stessi caratteri; cosiechè tutte aveano un l'oro Repertorio eh taeezie ed arguzie speeiali, che rendeva meno difficile l'uleio di eiaseuna. Né ,1 ereda ehc questa eostante rappresentazione degli stessi caratteri generasse i
   ll rrT^I -Vf fCr C°nSe-Uen7za la n°ia deS]i spettatori. Guglielmo Schlegel a una bella similitudine : come nel giuoco degli scacchi, egli diee, un piccol numero
   hj zZh ciascun de quali si muove sempre d'un modo, dà luogo ad una infinità di
   o«lunazioni, cosi si aveva varietà grande d'intrecci cogli stessi personaggi. An-
   cnc il linguaggio delle masehere era seeondo l'uso del paese, dal quale si diee-
   T? uscite, uorgamasco, veneziano, bolognese e napoletano. Talvolta queste ma-
   IH^J'T? del1^ StranGTì1TnzG^ eome è l'Arlecchino, che in una tragedia di quel tempo bastona il eieco Belisario. S
   Goldoni non avea l'anima d'Alfieri per affrontare arditamente i suoi avvertii e eompiere d un tratto la meditata riforma. Cominciò eoli'immaginare eomk
   T i°;ì la parte di qualehe Persoilaogio tutta scritta, del quale avea preso il modello dalla natura; poi scrisse tutte le parti; e conservando le
   fe'S as terpÒiSÌ ffrrte i] ca-tte- da poterle 'cangiare con altro pe.
   Ifz'Y V °u ^ nel CorUs<™ veneziano, nel Prodigo, ne' due Gemelli' nell'4-
   ¦Jfflnn^f 1 PPG TVtanlente gUerra alle masehepe nella Pamela nubile,
   cho S l o Pnmr Y°Jn !n MTt0va nel 1140 > ^ando al cavaliere Ernold che locava le commedie d'Italia c la maschera d'Ariecehino , e si doleva ehe la
   seena inglese sdegnasse le lepidezze del servo bergamasco, die in luogo Tpa-
   &Va ì%'PtjlT0nWaì^° dÌ dottore d0l0re> di campanello , h\
   lfUra> Lord Bonfil risponde: Cavaliere, se ciò vi fa ridere, non 'so che pensare di voi. Non mi darete ad intendere, che in Italia'gli uomini dotti, gli i omini di spirito ridano di simili scioccherie. Il riso è proprio dell'uomo Va non tutti gli uomini ridono per la stessa cagione. V'è il ridicolo nobile che ha origine dai vezzi della parola dei sali arguti, delle facezie spiritose e brillanti: v e il riso vile che nasce dalla scurrilità, dalla scioccheria. Per conseguenza le maschere se durarono ancor qualehe volta nelle commedie di Goldoni parlarono sempre eon moltissimo brio ma senza la bassa trivialità de' suoi antecessori. I romanzi inglesi di Johnson e di Richardson erano allora nelle mani della so-
   nnT^ 6, 6 °lariSSe Sì aVCVan0 le la-rime dei eavalieH e dame eleganti II Goldoni si lascio trasportare dalla moda, e scrisse aleuni drammi
   fiatili? ' 16 ,T?tUvqUG n°D Sfan° della sua Oliere maniera, piacciono an-,oia. 1 Carrer attesta di aver veduto tutto il teatro portare i fazzoletti agli
   oeeln, quando la savia Pamela eongedandosi dal troppo caro padrone si aseiuga?a
   gli oeelu col grembiale. Cosi il Goldoni andò tentennando fra l'antico ed il nuovo
   HtiI Jll 7 nd F1161-6 ch\è tUtt° SU°> ehe 10 eolloca P™o fra i comieì d Italia, e fra i primi d'ogni seeolo e d'ogni nazione.
   I™ Ot/ii Veneaia* ^1 temP° era quanto si può dire spensierata e leggera. 1-uori delle mura del palazzo dueale, ove circondai da mistero e da ter-
   viveva ancora Wl resto dell'antica sapienza, èva una perpetua vicendr.
   Zakf.ia *