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Storia della Letteratura Italiana
Dalla metà del 700 ai giorni nostri
Giacomo Zanella
Francesco Vallardi Milano, 1880, pagine 192

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a cura di Federico Adamoli

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   50 capo i.
   di sollazzi c di feste, che addormentavano il popolo in una infantile ignoranza, anzi noncuranza dell'avvenire. Diverso dal popolo ateniese, che da' pubbliei spettacoli traeva oeeasione d'esereitarc quel fino senso che aveva dell' arte, il veneziano si abbandonava ai passatempi della stagione con una foga di allegrezza frenetica , che toceava alla follia negli ultimi giorni di carnovale. Non era ehe maneasse d'intendimento e di buon gusto: le belle ottave del Tasso eantate da' gondolieri al chiarore della luna indieano menti non ottuse al sentimento poctieo ; e Goethe presente nel 1786 alla rappresentazione di una tragedia di Carlo Gozzi ebbe a lodare il buon senso del popolo, ehe gridando dalla platea correggeva alcune inverosimiglianze del dramma. Ma tenuto lontano da ogni ingerenza nelle cose di Stato, non è meraviglia se eercasse ne' divertimenti chiassosi un compenso al difetto di que' beai più preziosi, ehe i suoi avi aveano abbandonato alla eura de' patrizi. Ora erano le visite del Doge a varie ehiese di Venezia coli' accompagnamento dei magistrati e dei senatori nelle loro magnifiche toghe rosse; ora le notti del Redentore e di S. Marta colla pittoresca illuminazione delle rive e dei eanali gremiti d'innumerabili barchette, ove si cantava, suonava, eenava; ora era il giorno dell'Ascensione, quando il Doge useiva sul Bucintororo a dare l'anello al mare; ora i freschi, ora le regate, ora le moresche e le forze di Ercole, senza dire delle sagre d'ogni parrocchia e d'ogni eonfraternita, che teneano eontinuamentc distratto e quasi eullato in una orientale mollezza il popolo veneziano. Il Goldoni avea avuto in easa gli esempi di questa vita scioperata e gioconda; l'avo suo era morto per eeeesso di godimenti, ed il padre avea consumato il restante degli averi in villeggiature, cene, teatro in casa; poi a fuggire i pensieri melanconici si era dato a viaggiare. In molti luoghi delle Memorie il Goldoni rieorda le notti, i carnevali e le quaresime non meno liete de' carnevali per le leeeornic che l'Adriatico e il lago di Garda inviavano alle ghiotte brigate. Il suo umore sempre gaio e sereno gli apriva le soglie delle case patrizie, eosicehò, nonostante la guerra ehe gli moveano i suoi emuli, il Goldoni potè chiamarsi veramente felice, anzi felicissimo, eome ripete di frequente nelle dette Memorie. Con questa fortunata disposizione di spirito il Goldoni era fatto per comprendere e meglio d'ogni altro dipingere la vita del popolo veneziano. Ora, mentre il Parini saliva le seale dell'ozioso signore, e con amara dissimulazione ne spiava gli istinti plebei sotto 1 fumi dell'orgoglio aristoeratieo, il Goldoni, pauroso di offendere una casta eh'era superiore alle leggi, si- volgeva a studiare la famiglia del popolo nella stanza nuziale, nel fondaeo, nella taverna, nei traghetti, ne' eaffè, ne' campielli, raccogliendo con immensa fatiea i dialoghi di que' buoni popolani, ne' quali la natura parla .1 suo più pittoresco linguaggio. Si additano ancora in Venezia i luoghi, ne'quali il Goldoni sedendo le lunghe ore del giorno, raccoglieva costumanze e fatterelli, o interrogava per eelia i passanti per trarne qualche spiritosa risposta. Non era certo la seuola a cui educossi il Molière, che nella eorte di Luigi XIV potè contemplare il vizio nelle sue moltiformi sembianze; e dalla filosofia di GassMi, A cui era iniziato, e dalla profonda analisi del euore umano fatte dagli cloquentk-simi Massillon e Bourdaloue, ebbe l'opportuno colore a ritrailo nell'aspetto o più abbominando o più ridicolo. Amore di patria ne inganna, se vogliamo eontrappoiid il Goldoni a quel sommo ehe non ha pari nella conoscenza de' più intimi affetti dell'uomo e nell'arte di esprimerli con sobrio e vigoroso linguaggio. Il Veneziano si appaga di ritrarre eandidamente la vita esterna più ehe di addentrarsi nei segreti del euore; pecea talvolta di soverchia verbosità, e ùe'migliori suoi drammi ha il torto del dialetto. Così, mentre le eommedie del Molière pel la universalità dell'argomento, e per l'uso d'una lingua comune sono ancora ammirate da un ea po all'altro della
   Franeia, anzi di Europa, le commedie di Goldoni non passano le Alpi, nè sono degnamente apprezzate ehe in un angolo della stessa Italia. Ma se consideriamo queste eommedie in loro stesse; se le pigliamo eome una pittura e come un idillio della vita del popolo, possiamo francamente asse-