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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   IL SECOLO XIV
   Dante a metter subito in luce la grande missione che si attribuiva. Egli compie il viaggio ad immortale secolo per la salute dell'umanità: tanto è a lui concesso dalla grazia di Dio. Prima che entriamo nel baratro infernale, ci fa assistere al prologo in cielo della grande azione, che lassù avrà il suo compimento; e della, quale, dopo tal prologo, poiché la Vergine Maria, Beatrice e Lucia, tai tre clomie benedette euran di lui ne la corte del cielo, egli appare ben degno protagonista. Fortemente è espresso nel canto terzo il gran disprezzo per i vili dell'Antinferno, sciau-rati che mai non pur vivi. Nel quarto piace che Dante, nell'im-maginare il luogo e la condizione degli spiriti magni non salvati, si lasci ispirare dalla sua ammirazione per l'antichità classica, dall'amoroso ossequio per la grandezza dell'animo e dell'ingegno anche di chi, senza propria colpa, non ebbe la Fede. Ma nel canto quinto la poesia di Dante manifesta tutta la sua potenza con l'episodio di Francesca. Dante (si badi bene) non giustifica né scusa i due cognati: li ha messi nell'Inferno, nella bufera eterna; e, se li ha congiunti in una eternità d'amore, l'unione è anche raddoppiamento di pena: ma, anima non ignara delle passioni, egli ha compreso tutta la forza e la violenza di un tale amore, sentendone umanamente pietà; e, grande poeta, ha creato questo capolavoro immortale. Compassione sente Dante anche per il goloso Ciacco, col quale s'intrattiene a parlare della comune patria, Firenze, la città partita, divisa e straziata dalle civili discordie; ma pieno di sprezzo e veramente spietato egli è verso un altro concittadino, l'iracondo e orgoglioso Filippo Argenti. Mi caccia il lungo tèma, e mi contenterò di un fuggevole accenno ad alcuni altri episodi della prima cantica, che sono, con quello di Francesca, dei più famosi e dei più ammirati. Tale è nel sesto cerchio, degli eretici, il grande episodio di Farinata; nel secondo girone del settimo cerchio, nella selva dei suicidi, quello di Pier della Vigna, che uccidendosi ingiusto fece sé contra sé giusto; nel terzo girono dello stesso cerchio l'episodio di Capaneo, violento contro la Divinità, ribelle furioso e vanaglorioso, al quale, oltre le fiamme, è giusto martirio la impotente e rabbiosa superbia, e quello pietoso di Brunetto Latini, il quale a Dante aveva insegnato come l'uom s'eterna, e bene aveva presagito che questi non potea fallire a glorioso porto. Nell'ottavo cerchio, in Malebolge, prorompe tremenda l'ira del Poeta contro i Simoniaci; su tutte le dieci specie