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IL SECOLO XIV
Manfredi, che è fra i morti in contumacia della Chiesa (bello e nobile Manfredi, e col cuore pieno di amore, di tenerezza per la sua bella figlia, per la sua buona Costanza), e quello, così diverso e così attraente e singolare, del pigro Belacqua. Dante pare si compiaccia a ritrarlo dal vero, e gli riesce stupendamente l'arguto, originalissimo ritratto. Nel secondo balzo dell'Antipurgatorio fra coloro che morirono di morte violenta, pen-tendosi nell'estremo della vita, sono Iacopo del Cassero, Buon-conte da Montefeltro, Pia de' Tolomei: drammatico il racconto ch'essi fanno della loro fine. Molto breve il racconto dell'ultima; ma sette soli versi, pieni di dolcezza, di dolore, di tragico mistero, di flebile musica hanno fatto della Pia una delle figure più celebri e più care della Divina Commedia. Partitisi dai morti per violenza, Virgilio e Dante vedono un'anima che se ne sta sola in disparte: quest'anima altera e disdegnosa, scolpita mirabilmente, appena Virgilio nomina Mantova, sórge, dicendo: «0 Mantovano, io son Sordello - de la tua terra »; e Vun l'altro abbracciava. Al ricordo di quell'abbraccio il Poeta prorompe nella famosa veemente apostrofe all'Italia lacerata dalle discordie, senza governo, per colpa della cupidigia dei papi e della noncuranza e viltà degl'imperatori, caduta al fondo d'ogni miseria. Il tono dell'invettiva dantesca diviene poi amaramente ironico e sarcastico contro Firenze, paragonata in fine a quella inferma - che non pud trovar posa in su le piume, — ma con dar volta suo dolore scherma. Termina il Poeta con questa immagine dolorosa: il sarcasmo finisce in un lamento. Sordello conduce Virgilio e Dante alla valletta fiorita, ove stanno i principi che indugiarono a pentirsi al termine della vita, fra i quali è Nino Visconti, amico di Dante. Per il malinconico soavissimo, incantevole preludio (Era già l'ora ecc.), per l'episodio di Nino Visconti, per tutto quanto vi è narrato e descritto, l'ottavo canto del Purgatorio è uno dei più gentili e perfetti del Poema. Nei cerchi del Purgatorio ricordo i superbi Omberto Aldobrandeschi, Ode-risi da Gubbio e Provenzan Salvani (come un atto generoso di questo è stato da Dante premiato con dieci versi indimenticabili!); fra gl'invidiosi Sapìa, la cui figura balza così viva con i suoi tratti originali e caratteristici; l'iracondo Marco Lombardo, che con gran senno e austerità parla del libero arbitrio e della causa della corruzione del mondo presente; l'accidioso abate di San Zeno in Verona; l'avaro papa Adriano V e Ugo Capeto,