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Storia della Letteratura Italiana

Giovanni Antonio Venturi
Sansoni Editore Firenze, 1929, pagine 327

Digitalizzazione OCR e Pubblicazione
a cura di Federico Adamoli

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   LA DIVINA COMMEDIA
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   pieno di dolore, clic vita desolata ci fa immaginare (quale si fu Dio solo lo sa!), die continue angoscie, quali terrori! Tócco gentile e potente di quell'arte medesima cheN con pochi versi ci fa intravedere, col cuore che palpita, il misterioso dramma della Pia (Purg. V, 130 e segg.). Nel cielo di Mercurio, dove si mostrano gli spiriti di coloro che operarono virtuosamente per desiderio di onore e di fama, l'imperatore Giustiniano con robusta, concisa e splendida eloquenza celebra la gloria e la missione di Poma e dell'Impero, e fieramente rampogna i Guelfi e i Ghibellini. Nel cielo stesso luce la luce di Romeo, del quale il Poeta esalta la serena fortezza dell'animo, di contro alla calunnia, alla ingratitudine, alla povertà, con versi che producono in noi una viva commozione, poiché sentiamo bene che il Poeta vedeva in Romeo sé stesso, che quei versi gli sgorgavano dal cuore, ispirati dalla tristezza delle infelici immeritate vicende della propria vita e insieme dalla coscienza pura e dignitosa.. Nel cielo di Venere, ove appariscono le anime di coloro che sentirono fortemente l'amore, Carlo Martello parla a Dante affettuosamente e gli dice ohe, se fosse vissuto ancora, del suo amore gli avrebbe mostrato più oltre che le fronde. Di persone da lui conosciute Dante pone nel Paradiso, oltre Beatrice e Pic-carda, soltanto Carlo Martello, dimostrando gran rimpianto di questo principe, rapito giovanissimo alla sua affezione e alle sue speranze, e la cui morte immatura era stata, a suo giudizio, cagione di molti mali. Nel cielo del Sole (teologi e filosofi), Tommaso d'Aquino domenicano tesse il celebre elogio di San Francesco, e San Bonaventura francescano quello di San Domenico. Nel cielo di Marte, dove appaiono i difensori della fede, Dante è accolto con gran festa dal trisavolo Cacciaguida. L'episodio di Cacciaguida, nel mezzo della prima cantica (canti XV-XVII), è dei più importanti e insigni del Poema. Nel canto XVII, pieno delle sventure e della incrollabile fermezza e degl' intendimenti magnanimi di Dante, la figura di lui si erge nella sua eroica grandezza morale. Dallo spirito beato di Cacciaguida egli si fa ingiungere di narrare tutto ciò che ha veduto:
   .....Coscienza fusca
   o della propria o de l'altrui vergogna pur sentirà la tua parola brusca.
   Ma nondimen, rimossa ogni menzogna, tutta tua vision fa manifesta; e lascia pur grattar dov'è la rogna.
   4 —¦ Venturi, Storia della Letter. ital.