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IL SECOLO XIV
Che se la voce tua sarà molesta nel primo gusto, vital nutrimento lascerà poi, quando sarà digesta.
Questo tuo grido farà come vento, che le più alte cime più percuote; e ciò non fa d'onor poco argomento.
Non basta: anche più solennemente da San Pietro, dopo la terribile invettiva di lui contro i suoi indegni successori, Dante si fa comandare di render palese nel mondo tutto ciò che da lui ha udito:
E tu, figliuol, che per lo mortai pondo ancor giù tornerai, apri la bocca, e non asconder quel ch'io non ascondo.
« Così, dice il De Sanctis, la commedia ha la sua consacrazione. È la verità bandita dal cielo della quale Dante si fa l'apostolo e il profeta: è il poema sacro ». L'invettiva di colui che tien le chiavi del Paradiso è la più infocata e più famosa. Ma altre pure ne pone Dante in bocca di Beati e di Santi e della stessa Beatrice veementi e sferzanti con l'ironia e il sarcasmo. Nella pace del Cielo egli non dimentica la terra (l'aiuola che ci fa tanto feroci, Par. XXII, 151), ma contro il mondo senza governo e corrotto, e specialmente contro papi e cardinali immersi nelle cure terrene e gli ordini monastici tralignati, avventa di lassù i suoi strali. Gli ultimi canti del Paradiso (XXX-XXXIII) colmano di ammirazione e di stupore: la fantasia del Poeta raggiunge nelle visioni dell'Empireo altezze sovrumane. E quanta umiltà e che sincero fervore nel rendimento di grazie e nella preghiera di Dante a Beatrice! E come è soave e sublime la santa orazione di San Bernardo alla Vergine!
Personaggio, da cui non si distacca mai la nostra attenzione nelle tante e così diverse scene del gran dramma, è Dante medesimo, vero protagonista; il quale nei regni oltramondani porta tutta l'umanità sua trasmutatile per tutte guise. Direttamente o indirettamente egli manifesta i suoi affetti e pensieri, i suoi errori e pentimenti, i dolori e gli sdegni e le speranze, la rettitudine e la forza indomita dell'animo, l'inestinguibile ardore di sapere e l'ardente e profonda fede. Vicino a Dante, nel viaggio per l'Inferno e il Purgatorio, è sempre Virgilio, il savio gentil che tutto seppe, vigile e premurosa guida, maestro amoroso e più che maestro, dolcissimo padre (vedi Purg. XXX, 40 e segg.).