Lettere della Guerra dall'epistolario di famiglia

Dal 25 luglio 1943 alla liberazione, lettere di civili e militari

a cura di Federico Adamoli



Appendice: Un'esperienza di guerra

pagina 4

“Memoria sulla posizione politico-militare,
alla data dell'8 settembre 1943,
del Tenente Commissario R.E. di Complemento
Adamoli Giovanni - Classe 1914.
Distretto Militare di Teramo.
Cenno sulla posizione del medesimo nel ventennio fascista”.

      “Alla data dell'8 settembre 1943, mi trovavo a Ragusa, in Croazia, in servizio presso la Direzione di Commissariato Militare del VI Corpo d'A. Il 12 settembre Ragusa fu occupata dai tedeschi, i quali per prima cosa disarmarono tutte le truppe italiane colà residenti.
      Sin dal 12 settembre ai militari ed Ufficiali italiani fu posta dai Comandi tedeschi la domanda di adesione o meno alla causa del nazifascismo. Il sottoscritto rispose negativamente.
      Un simile atteggiamento, nei primi giorni di occupazione da parte tedesca, poteva significare l'uccisione di chi detta posizione assumeva, perché i tedeschi, con la domanda posta, desideravano discriminare quelli che loro ritenevano traditori dai non traditori e poter sfogare sui primi il loro livore e la loro ferocia. In tutta la Balcania sono noti i massacri che i tedeschi al riguardo compirono.
      Le sofferenze, alle quali fummo sottoposti, sono inaudite. Noi Ufficiali fummo ammassati, come semplice materiale umano, in Gravosa, porto di Ragusa, in una sudicia baracca. Di mangiare i primi giorni non si parlò affatto. Grazie ai vincoli di solidarietà nazionale, alcune famiglie italiane, colà residenti, vennero in nostro soccorso portandoci qualche cosa da mangiare, che però, dato il numero degli Ufficiali, serviva solo a ridurre di poco l'appetito che si sviluppava e che nonostante tutto gradualmente si trasformava in fame.
      Dopo alcuni giorni fummo tradotti nel penitenziario di Zenica, sempre in Croazia, un po' più a nord di Sarajevo. Quivi, come volgari banditi, fummo gettati, cinque-sei per ogni cella, in attesa di provvedimenti. Ci veniva somministrato un rancio al giorno od ogni due giorni a seconda del fluire e rifluire delle masse dei prigionieri.
      Qui un giorno ci fu annunciata la costituzione della repubblica fascista, alla quale, singolarmente, fummo invitati di aderire o meno. Per la seconda volta risposi negativamente.
      Era naturale che tale risposta procurasse a me ed agli altri compagni di sventura maltrattamenti ed ingiurie, che nell'intenzione dei tedeschi, avrebbero dovuto umiliarci.
      Non nascondo che il mio organismo cominciava a reagire sensibilmente ai maltrattamenti ai quali era sottoposto e s'indeboliva sempre più. Indice evidente di questo indebolimento graduale era la riduzione, che ad ogni spostamento da campo a campo, ero costretto ad operare, del già mio esiguo bagaglio, che consisteva in una borsa e in uno zaino.