Storia della Repubblica di Genova di Carlo Varese
libro quarto. 363
parte a vegliar le coste, in parte s'impiegassero 1243 ad armar con ogni diligenza le galee, e si ritornasse al mare : quello essere il campo delle guerre liguri, là essere invitti, là non cedere nè a Federico, nò al mondo. »
Prevaleva questo parere: il Podestà dava avviso al Magistrato della risoluzione perchè ponesse ogni diligenza in provedere buona copia di vettovaglie; poi, quasi per congedarsi dai nemici, tentava un ultimo disperato assalto come per sciorre il nodo con un fendente di scimitarra. Ma gli andava fallito, chè i cittadini virilmente lo propulsavano, ed egli alla dimani, suonava a raccolta, e riparava con tutte le sue armi a Genova.
Il non lieto fine di questa dispendiosa impresa iucresceva tanto più al popolo in quanto che avea veduto andarvi un fioritissimo esercito il quale dava certezza non che speranza di condurlo a termini ben diversi. 1 mali umori ribollivano, perchè tale è 1' indole della plebe che mira agli effetti, poco
0 nulla stimando le cagioni. Cominciossi dal mormorare , poi si venne all' imprecare, e per ultimo a cercare del capro su cui rovesciare le conseguenze di quella infelice spedizione. Incolparonsi
1 nobili del disastro: per essi, dicevano, essersi troppo a lungo indugiato ai Savonesi il castigo della loro ribellione; per essi consumato iu ozio il tempo utile, per essi trascurata l'opportunità degli assalti vigorosi e gagliardi, prima che la città si fornisse di presidio e di difese: per essi il Del
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Federico Podestà Magistrato Genova Savonesi
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