Quei deputati si recavano in Sicilia per mandato dei colleghi della sinistra parlamentare, la quale, appena saputa della volontà di Garibaldi, aveva tenuto a Torino una riunione, e incaricato Mordini di scrivere al generale per pregarlo di badar bene a quello che era per fare. La lettera, spedita a Livorno, non giunse a destinazione, perché Garibaldi aveva già salpato per Palermo; ed allora la sinistra si radunò una seconda volta, e delegò quei suoi colleghi per comunicare al generale quanto avevano deliberato.
In sostanza, i nostri compagni di viaggio venivano “a veder se vi fosse modo di evitar la guerra civile, senza per altro fermar l'agitazione politica del paese; gettar acqua sul fuoco, senza estinguerlo”. Così notò il Cadolini in certi suoi appunti inediti, con una dizione tanto chiara quanto la politica di quei giorni!
Ma tutto ciò, narrato ben altrimenti dagli stessi protagonisti il 27 novembre del 1862 in occasione della interpellanza parlamentare del Boncompagni, appartiene alla storia, e non è materia di queste pagine più modeste.
Insieme co' deputati veniva Francesco Pulszky, emigrato ungherese, corrispondente di alcuni giornali di Londra: lo stesso che, staccatosi poi dal Kossuth, e fatta adesione, dopo il 1866, al nuovo stato di cose creato nella sua patria, ritornò a Buda-Pest con molti altri, fu eletto rappresentante al Parlamento, ed ora è presidente del Consiglio delle Arti e del Museo nazionale.
Infine, a bordo del Perseverant trovai anche Luigi Caroli di Bergamo, con un suo amico, certo Serrazzi: un nome, quello del Caroli, collegato a un noto incidente della vita privata di Garibaldi. Valoroso volontario nel reggimento Piemonte Reale, ufficiale brillantissimo dei cavalleggeri di Saluzzo, elegante, piacevole, fatto apposta per destare amore alle donne e simpatia agli uomini, il Caroli viveva oramai col cruccio interno, inestinguibile, di avere, involontariamente, avvelenata l'anima del generale; e però era continuamente tormentato dal desiderio insoddisfatto di conquistare il perdono, fors'anche la stima di lui. L'occasione presente gli parve propizia, diede le dimissioni, e s'imbarcò per la Sicilia, con il fermo proposito di arruolare a sue spese una squadra, seguire con essa, di lontano, i volontari di Garibaldi, comparire improvviso sul campo, battersi da leone, e, vincitore, invocare e ottener l'oblio del passato. Chi sa! forse a lui toccherebbe il vanto di ristorar la fortuna di una battaglia, di salvar la vita dell'Eroe.... La giovine immaginazione non si fermava così presto!
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